La regina delle rimonte impossibili, Depor-Milan 4-0 (VIDEO)

Dida e Nesta si guardano dopo il gol subito

Dida e Nesta si guardano dopo il gol subito

Un brutto ricordo per tutti i tifosi milanisti. Quella che doveva essere una mera formalità in virtù del 4-1 dell’andata, si è trasformata in un vero incubo per il Milan.
Una serata che è diventata storia alla voce rimonte impossibili, tanto più che riguarda il Milan che in Europa ,prima di Istanbul, ha sempre fatto imprese e che quell’anno più che mai sembrava non avere rivali per aggiudicarsi di nuovo la coppa con le orecchie dopo il trionfo di Manchester.
Pronti via, dopo 5 minuti il Deportivo di Irureta è già avanti con Pandiani che anticipa un incerto Maldini su un cross dalla sinistra; Kakà potrebbe rimettere le cose a posto ma solo davanti a Molina si fa ipnotizzare dal portiere spagnolo, facendo presagire che qualcosa deve andare storto.
Il Depor ha un altro passo: ha più corsa, più grinta, più pressing e più ritmo. Ma soprattutto ci crede di più e poco dopo trova nuovamente il gol. Dida un minuto prima si è infortunato alla mano per un salvataggio estremo su tiro di Victor, quindi quando Luque mette in mezzo un traversone dalla sinistra il portiere brasiliano, ancora dolorante, non esce. Valeron, tutto solo, tocca nella porta vuota e fa 2-0.
Il tempo di un tiro di Seedorf parato in due tempi da Molina e il Milan becca il terzo gol: Luque approfitta di un errore di Nesta e del “sonno” di Cafu e va via sul centro sinistra, tirando dal basso in alto un missile alla destra di Dida. Commovente Paolo Maldini poco prima dell’inizio del secondo tempo. Tutti in cerchio, con il capitano che dà la carica, ma non basta. Il Milan attacca: cuore, ma poca convinzione, soprattutto stanchezza evidente. E il Depor non molla. Tutti fenomeni. Caricano e pressano senza ritegno. Ancelotti prova allora a scuotere il Milan cambiando modulo e togliendo un disorientato Pirlo per Serginho, arretrando Seedorf vicino a Gattuso e inserendo anche il bomber di coppa Pippo Inzaghi, che doveva fare solo lo spettatore, al posto di Tomasson.
Cambia poco o niente, tranne che al 30′ Fran trova il quarto gol: cross da destra, lo spagnolo anticipa Gattuso, esplode il sinistro e una deviazione di Cafu mette fuori causa Dida. L’ingresso di Rui Costa incide sul finale, ma senza fortuna. Un miracolo di Molina su un missile del portoghese e un fiacco tiro di Inzaghi negano persino i supplementari ai rossoneri. Il fischio finale di Urs Meier è stridente. Come il volto di Carlo Ancelotti e dei suoi campioni che difficilmente riusciranno a dimenticare questa batosta.
A qualche anno di distanza Pirlo nella sua autobiografia, parlando di quella serata, la ricorda cosi  “Le probabilità che non riuscissimo a passare il turno erano pari a quelle di vedere, prima o poi, Gattuso laureato in lettere. Già pensavamo alla semifinale, come se ce l’avessero cucita addosso prima di salire sull’aereo per la Galizia. Una passeggiata confezionata su misura per noi. Non avevamo considerato un paio di altre possibilità: che il sarto impazzisse ma soprattutto che i giocatori della nostra squadra fossero colpiti da una grave amnesia, tutti insieme nello stesso momento. E’ accaduto l’impensabile, ci siamo dimenticati di giocare, è finita quattro a zero per gli altri. Ci hanno ridicolizzati. Ci siamo fatti male da soli, e questa è la premessa necessaria, però ripensandoci a qualche anno di distanza c’è qualcosa che non mi torna. I nostri avversari andavano a mille all’ora, compresi giocatori un po’ in là con l’età, che non avevano mai fatto della velocità abbinata alla resistenza fisica il loro punto di forza. La scena che più mi ha colpito è stata vederli correre, tutti, nessuno escluso, anche nell’intervallo. Quando l’arbitro Maier ha fischiato la fine del primo tempo, sono schizzati nello spogliatoio, l’andatura era quella di Usain Bolt. Non riuscivano a fermarsi nemmeno in quel quarto d’ora di riposo tecnico, inventato apposta per tirare il fiato, quantomeno per camminare. Fulmini imprendibili, schegge impazzite. Non sono in possesso di prove, per cui la mia non è un’accusa, mai mi permetterei di formularla. Semplicemente è un pensiero cattivo che mi sono concesso, però per la prima e unica volta nella vita mi è venuto il dubbio che qualcuno sul mio stesso campo potesse essersi dopato. Forse è solo la rabbia di un momento non ancora riassorbita. I calciatori del Deportivo erano assatanati, galoppavano verso un traguardo che solo loro intuivano (ciechi noi, che infatti siamo stati brutalizzati). In semifinale hanno incontrato il Porto e sono stati eliminati, nel giro di qualche tempo sono spariti da tutte le competizioni che contano ”.
T.A.