Ce l’ho con…la Spagna

La bandiera della Spagna sporcata

La bandiera della Spagna sporcata

“Li abbiamo battuti tutte le volte, in tutti gli sport per trent’anni. Improvvisamente questi qua hanno girato la vite e non so che cosa sia successo”. Per dirla con le parole del celebre giornalista Federico Buffa. Eh si, perchè proprio non si sa cosa sia successo alla Spagna in questi ultimi anni di sport. Da meteore facilmente dimenticabili a protagonisti assoluti in ogni disciplina. Un cambiamento repentino, forse troppo repentino, che rende gli spagnoli, in ogni sport conosciuto dal genere umano, davvero insopportabili. Sia perchè chi vince, si sa, è sempre un po’ antipatico, sia perchè questo sorprendente exploit iberico ha destato più di un sospetto, a volte infondato, a volte legittimato. Ma vediamo sport per sport come hanno fatto i danzatori di flamenco a diventare imbattibili.

Iniziamo con lo sport più popolare, il calcio. Da attori non protagonisti durante tutta la storia del calcio mondiale (solo un’Europeo vinto nel lontano 1964), le Furie Rosse sono diventate in pochi anni campioni d’Europa, del Mondo, e di nuovo d’ Europa, cosa mai successa prima a nessun’altra squadra. La filosofia del tiki-taka barcelloniano ha contagiato anche i madridisti che occupano i pochi posti liberi, lasciati dai blaugrana in Nazionale. Vincent del Bosque ha trasformato la semplice Spagna in una formazione leggendaria. Una squadra che però gli occhi non reggono per non più di 45′, i più stoici per un partita intera. Perchè già dalla seconda ci si annoia a morte, con un gioco lento e cadenzato. Immaginate un Barcellona senza Messi, ecco la Spagna. Undici metronomi che tengono il pallone per oltre due terzi di ogni gara, uccidendo a tradimento emozioni, spettacolo ed essenza del calcio. Il calcio infatti, è fatto d’istinto, di pathos, di ribaltamenti, anche di errori. La Spagna, con colpa, ha vinto tutto stravolgendo l’identità di questo sport, e violandone l’anima.

Per uno sport non rispettato, c’è n’è un altro violentato e dominato, stavolta da un uomo solo, sempre spagnolo. Lo sport è il tennis, l’uomo Rafa Nadal. Il maiorchino è il classico “pallettaro”. Un giocatore povero di tecnica, difensivista, che supera difficilmente la linea di fondo e non si azzarda ad avvicinarsi alla rete. Insomma il classico tennista che ti fa cambiare canale a metà primo set. Peccato che con un braccio di 30 centimetri di diametro è riuscito a vincere tutto negli ultimi anni, spodestando re Roger Federer, lui si, un grande tennista.

Alberto Contador durante la conferenza stampa dopo l'accusa di doping

Alberto Contador durante la conferenza stampa dopo l’accusa di doping

Che dire del ciclismo invece, la Spagna, povera di montagne, non ha mai regalato grandi gioie agli appassionati iberici delle due ruote, Indurain escluso. Ci ha pensato Alberto Contador a cambiare tendenza. Insieme a lui anche qualche traditore di Ippocrate. Dopo il calcio immiserito, il tennis rovinato, il ciclismo è stato preso in giro. Lo scalatore madrileno infatti ha dominato le corse dal 2007 in poi, nell’era del dopo Armstrong, per poi cadere nello stesso errore dell’americano, doparsi. In tutti i modi la giustizia sportiva spagnola ha cercato di coprire il suo beniamino, finalmente un ispanico vince nel ciclismo, non si può condannare. Dopo anni di bugie, ritardi, meschine scuse (la famosa “contaminazione alimentare” per giustificare il doping nel sangue) Contador ha finalmente quel che si merita: squalifica di due anni e revoca del Tour e del Giro vinti nel periodo incriminato.

Ancora prima della vicenda Contador, sempre dal ciclismo partì lo scandalo Operaciòn Puerto. Un’enorme indagine sul doping sportivo in Spagna. Il dottor Fuentes e Manolo Saiz furono accusati nel 2006 di essere a capo di un’organizzazione che vendeva e pianificava l’utilizzo di sostanze dopanti, come Epo, ormoni della crescita e anabolizzanti a sportivi spagnoli. Il gruppo criminale forniva e somministrava doping a sportivi di ogni genere: calciatori, giocatori di pallamano, tennisti, automobilisti e ciclisti. Uscirono solo i nomi degli ultimi, abitanti di un mondo facilmente attaccabile, gli altri li stiamo ancora aspettando.

La ciliegina sulla torta che la Spagna ha regalato al mondo dello sport in questi ultimi dieci anni l’ha messa la squadra iberica di basket alle Paralimpiadi di Sidney 2000, in quello che è l’imbroglio sportivo più squallido e misero della storia dello sport. La squadra doveva essere formata da giocatori con deficit mentali, con un quoziente intellettivo inferiore a 70, i giocatori spagnoli erano invece normodotati. Due settimane fa, dopo 13 anni, è arrivato il verdetto che ha condannato la federazione e costretto a restituire tutti i premi ricevuti in quella galeotta occasione. E pensare che quelli furono i giochi paralimpici più vincenti della storia della Spagna. Vamos.

Francesco Cianfarani