Ce l’ho con…Antonio Conte

Il panico sulla faccia di Conte

Il panico sulla faccia di Conte

Di solito per parlare male delle persone bisogna cercare negli archivi, scoprire storie insabbiate, tentare di ricordare, chiedere ad esperti. Per Antonio Conte il discorso è diverso, non c’è bisogno di sforzarsi in chissà quali ricerche, è il sogno di tutti i critici. Per trasmettere il messaggio non è necessario parlare male di Antonio Conte, ma semplicemente parlare di Antonio Conte: un uomo onesto, un uomo probo. Una storia fatta di fuorigiochi, condanne, gatti e molto altro.

Iniziamo dalla fine, Juve-Torino, il derby della Mole. La Juve vince 1-0 con un gol di Pogba, scaturito da un fuorigioco di Tevez macroscopico, di quelli che vede anche Andrea Bocelli. A fine partita Conte, invece di ammettere pacificamente l’errore del guardalinee come insegna lo sport, anzi come insegna la semplice educazione, replica in pieno stile Conte: “Bisogna dire che prima c’era l’espulsione di Immobile su Tevez. Se avessero giocato in dieci la partita sarebbe stata diversa. E comunque abbiamo dominato la partita e attaccato, tenendo palla per 70′ “. La risposta, ironica e cortese, del Toro, non si è fatta attendere. I granata sul proprio sito ufficiale scrivono: “Ma come conta Conte?” riferendosi all’evidente errore del tecnico sul possesso palla. I dati ufficiali dicono infatti 52% contro 48% per la Juventus. Il post conclude con “Conte è sicuramente più bravo in Italiano che in Matematica”.

Basterebbe questo recente aneddoto a rendere l’idea del personaggio di cui parliamo, ma andiamo avanti. Anzi indietro, e non troppo, 4 giorni. Chievo-Juventus, al Bentegodi arriva una Juve affamata di punti per non perdere terreno sulle altre contendenti al titolo. La partita è tirata e da subito difficile per i bianconeri, che vanno sotto. Riescono a pareggiare, ma sull’1-1 accade qualcosa di incredibile, il guardalinee, accecato da non si sa quale luce, alza la bandierina dopo il gol di Paloschi, indietro di due metri rispetto all’ultimo difensore juventino. La partita cambia, soprattutto mentalmente, e la Juve riesce a spuntarla su un autogol. L’errore dell’assistente però è pesantissimo, a memoria d’uomo non è mai successa una cosa del genere in Serie A. Sono errori che si vedono ogni tanto in Lega Pro, in Eccellenza, mai a questi livelli. Tutta Italia in sommossa, i napoletani protestano per due punti che a fine campionato faranno la differenza, i romanisti vedono riaffiorare i fantasmi del passato, gli interisti ormai sono rassegnati. Conte, di fronte a questo episodio unico nel suo genere e nella storia recente del calcio italiano, minimizza con un “L’errore del guardalinee non è stato eclatante“. La Juventus ha trovato il suo allenatore perfetto.

Conte durante la conferenza stampa dopo la squalifica per il Calcio Scommesse

Conte durante la conferenza stampa dopo la squalifica per il Calcio Scommesse

Eppure le occasioni per dire qualcosa di sportivo e giusto a Conte non sono mancate. Ad esempio nel 2012 come non ricordare il famoso “gol di Muntari”, la palla entrata di 30 centimetri sul tiro del ghanese. Un momento decisivo per lo Scudetto, accaduta durante la sfida al vertice tra Milan e Juventus. Beh, neanche in quella situazione Antonio Conte riuscì a tirare fuori un po’ di correttezza. Di quel gol se ne parlò per mesi, fino allo Scudetto della Juve. Mai, mai una volta che dalla bocca del tecnico uscirono parole leali, oneste, onorevoli sull’accaduto. Per tutto il tempo rispose in maniera arrogante e insolente, con battute del tipo: “Questa storia è solo una paranoia” oppure “Che noia il gol di Muntari” o ancora “Il gol annullato a Muntari sono problemi del Milan”.

E se non bastasse il suo grande fair play a farci stare simpatico il capellone Conte, c’è da aggiungere che il nostro caro amico ha avuto anche qualche problemino con la giustizia. Eh si, perchè il nostro tecnico preferito ha avuto diversi collegamenti con i processi del Calcio Scommesse. Accuse per associazione a delinquere, perquisizioni, deferimenti, avvisi e condanne. Prima di allenare la Juve Antonio Conte fece la gavetta a Bari e a Siena, proprio nel periodo in cui le due squadre truccavano tutte le partite possibili ed immaginabili. Il buon Conte non partecipava alle scommesse, ma sapeva e taceva. Si guadagnò infatti una bella squalifica di 10 mesi, poi ridotti a 4, per l’omessa denuncia di Albinoleffe-Siena. Anche dopo la condanna Conte si rivelò per quello che è, convocando una conferenza stampa alla presenza dei suoi avvocati e dichiarandosi, con rabbia e disprezzo, assolutamente innocente, e insultando procuratori, magistrati, decisioni e la stessa giustizia, adombrando dubbi sulla imparzialità della Procura Federale. Il risultato fu soltanto l’ennesima occasione mancata per tirare fuori un po’ di onestà, (oramai ci siamo quasi convinti che non ci sia niente da tirare fuori) e un ulteriore deferimento per giudizi lesivi della reputazione degli Organi di Giustizia Sportiva.

Il famoso gatto di Conte

Il famoso gatto di Conte

D’altra parte la certezza che Antonio Conte non accetta la realtà sta nel semplice fatto che è dovuto ricorrere ad un trapianto di chioma per l’incapacità di prendere atto della perdita dei capelli che l’età gli aveva riservato. Da qui il famoso soprannome “gatto in testa Conte”. Forse quando inizierà a perdere anche i capelli sintetici che ha in testa ci potremmo aspettare la prima ammissione sportiva e leale. Per adesso ce lo teniamo così, pelato dentro, ma capellone sul campo.

Francesco Cianfarani