La Sampdoria in paradiso

«Dunque l’han battezzata Samp-Doria. È stato un parto laborioso e alla fine non troppo felice… Quel Samp-Doria dà ì brividi alla schiena… Vi par di sentirli i tifosi gridare: “Forza Samp-Doria “? No davvero».

Beh, oggi ci pare, eccome. Ma è tuttavia comprensibile che quell’iniziale distonia potesse risultare fastidiosa al cronista della “Gazzetta dello Sport” che il 9 luglio 1946 salutò in questo modo la nascita della nuova società.

In profonda crisi erano le due società della Sampierdarenese e dell’Andrea Doria. Lasciate da parte logiche rivalità di campanile, le due squadre decisero di unire colori, denari e cuori dei tifosi. Ultimo ostacolo da superare, appunto, il nome da dare alla neonata associazione sportiva. Si decise per sorteggio ed usci questo nome non molto apprezzato all’inizio.

Primi anni molto ma molto bui.

La Svolta, finalmente, nel 1979, quando il ritorno nella massima serie appariva un miraggio, Paolo Mantovani assunse la presidenza della società. Quel giorno si posero le basi per un’incredibile scalata ai vertici del calcio italiano, che avrebbe proiettato la Samp fra le grandi d’Europa.

"L'unica cosa di cui non sono pentito, nella mia vita, è di essere diventato presidente della Sampdoria"

“L’unica cosa di cui non sono pentito, nella mia vita, è di essere diventato presidente della Sampdoria”

Mantovani, che nei seguenti quindici anni di presidenza si sarebbe distinto per l’anticonformismo, la lontananza dai saloni di palazzo e dai colpi a sensazione, il giorno della presentazione alla stampa si concesse l’unica sparata della sua vita:

Torneremo in Serie A, preparate i passaporti… vinceremo lo scudetto”

A quel punto i presenti ebbero un sussulto: la conquista della Serie A appariva veramente utopica. Pensare a posizioni-Uefa o addirittura allo scudetto era roba da pazzi, soprattutto con una squadra immersa nel dramma della B già da due stagioni.

Ci vollero ben 12 anni, ma il grande presidente mantenne la sua promessa. Sarebbe diventato una leggenda e il pubblico doriano lo avrebbe amato incondizionatamente, in quel decennio costruì pian piano una grandissima squadra.

Si arriva così all’inizio della  stagione 1990-91 con il talento di Mancini e Vialli, la saggezza di Boskov, il fosforo di Cerezo, la sicurezza di Pagliuca. Una squadra che ha rallegrato il calcio. Fatta di campioni e di uomini veri. Contornata anche da uomini di esperienza  come Lombardo e Vierchowod.

Boskov dichiarò negli anni passati: Nella mia vita ho vinto, ma lo scudetto con la Samp è il più bello e più dolce. Perché l’ ho conquistato nel campionato più difficile ed equilibrato del mondo e perché era il primo per una società che doveva ancora compiere mezzo secolo di vita. E’ un po’ come quando ti nasce il primo figlio. Gioia e allegria sono maggiori

Ha ragione, quello scudetto l’ha vinto contro il Milan di Van Basten, la Juventus di Baggio, il Napoli di Maradona, uno scudetto difficilissimo, ma la premiata ditta Vialli-Mancini era imbattibile. Una coppia goal unica, 19 goal il primo, 12 il secondo, per un totale di 31 goal che portarono alla conquista dei 51 punti che bastarono a mettere dietro di se tutte le altre squadre che ambivano allo scudetto.

Vialli - Mancini, i gemelli del goal

Vialli – Mancini, i gemelli del goal

Era una squadra irripetibile. In campo giocò in modo tradizionale con marcature a uomo micidiali. Il potente Vierchowod, detto Pietro lo Zar al centro della difesa, assieme a Lanna. Poi Mannini KatanecLombardo, pelato, tornante, detto Braccio di Ferro. L’utilissimo Pari, l’ elegante Dossena. E avanti con contropiedi che esaltarono il genio di Cerezo, la classe di Mancini e l’ eccezionale fiuto del gol di Vialli.

Ma quella Samp era soprattutto una squadra di amici che vive un clima goliardico. Gruppo allegro, molto affiatato anche fuori, cene in pizzeria e nei ristoranti vista mare. Poi scherzi, beffe, qualche burla. C’era chi diceva: il ricchissimo presidente Mantovani li ha viziati, questi non vinceranno mai nulla. Li chiamavano anche: «Biancaneve e i sette nani». Però è stato anche detto: gente meravigliosa che si godeva la vita senza ubriacarsi di calcio.

Questo rimane l’unico scudetto vinto nella loro storia, uno scudetto interamente conquistato da uno dei presidenti migliori di tutti i tempi, Mantovani.

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