Ce l’ho con…Aurelio De Laurentiis

Lo stile sobrio di Aurelio De Laurentiis

Lo stile sobrio di Aurelio De Laurentiis

L’Italia dei presidenti di calcio ha avuto nella sua storia personaggi controversi, antipatici, arroganti, qualche ladro, qualche antisportivo. Una persona sgradevole come Aurelio De Laurentiis però, il nostro calcio ancora non la conosceva. Quando nel 2004 rilevò il Napoli Soccer dalla C1 per portarlo in alto, qualcuno aveva messo da parte la marea di cinema spazzatura che ci aveva propinato negli anni il soggetto in questione, dando fiducia, morale e umana, ad un presidente che con tanto coraggio si buttava in quell’avventura. Niente da dire sul progetto tecnico ed economico, visto che il Napoli ad oggi rappresenta una delle più importanti realtà calcistiche dello Stivale, molto da dire invece sulla linea etica e stilistica del patron partenopeo.

Aurelio De Laurentiis ha la classica arroganza di un pallone gonfiato che ha fatto i soldi da solo, se ne vanta e non ha paura di risultare insopportabile vista la sua bravura nel farsi spazio nel mondo. Ci potrebbe pure stare un comportamento del genere se il buon Aurelio si fosse creato da se il suo impero, peccato che tutte le sue belle case, macchine, proprietà, successo derivano dal padre Luigi, e dallo zio Dino, veri imprenditori che hanno costruito la loro fortuna da soli.

In questo decennio di calcio De Laurentiis ci ha abituato ad uno stile presuntuoso, insolente e prepotente del tutto nuovo per il campionato italiano, tanto da far rimanere a bocca aperta veri “signori del calcio” come Massimo Moratti, Silvio Berlusconi ed Enrico Preziosi. Anche il povero presidente del Livorno, Aldo Spinelli, rimase ammutolito quando fu accusato, in seguito ad una richiesta sui diritti tv, di fare la questua e chiedere i giocatori a prezzi ridicoli.

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Una sfilza di parolacce, scene da osteria, comportamenti boriosi e insopportabili che hanno fatto odiare il loro presidente anche agli stessi napoletani. E non solo per quello Aurelio è visto male anche dal suo pubblico, i prezzi dei biglietti dello stadio San Paolo non sono mai stati così cari, più alti degli stadi inglesi, mossa economica che in una piazza da sempre popolare come Napoli ha creato una vera e propria sommossa.

Eh si, perchè il caro presidente, oltre a non essere un principe, è anche un avido. Nessuno aveva mai chiesto più sponsor sulla maglietta, lui dopo aver ottenuto la possibilità di proporne due, aveva addirittura chiesto di raddoppiarli a quattro, richiesta puntualmente respinta dalla Lega.

Più che un litigio fu un monologo: Aurelio De Laurentiis andò su tutte le furie nel momento in cui avvertì una certa ostilità alla sua proposta di introdurre il quarto sponsor sulla maglia. Se la ricordano bene i presidenti qualla riunione di lega, soprattutto Italo Zanzi, il ceo americano della Roma alla sua prima assemblea, che assistette alla scena con gli occhi spalancati. Urla e paroloni, altro che board a stelle e strisce. La pazienza del presidente del Napoli saltò quando l’a.d. della Sampdoria, Rinaldo Sagramola, gli fece notare che il valore economico delle sponsorizzazioni non cresce necessariamente con l’aumento degli spazi commerciali, anzi. “Con voi della Samp non voglio avere più niente a che fare», rispose De Laurentiis rivolgendosi poi a tutti con un «non capite niente» e scagliandosi contro il tavolo del presidente Maurizio Beretta con una frase del tipo: «Preparami i documenti per uscire da questa Lega di m…». Quindi via ancor prima della votazione, finita 10-9. Proposta respinta.

E che dire del suo rapporto con i giornalisti, minacciati e insultati con un linguaggio degno del classico bagnante di Capri di ferragosto con camicia attillata di lino, costume griffato ed espadrillas ai piedi. Ma in questo caso lasciamo parlare lui, per non ripetere espressioni che non si avvicinano al modo di fare di chi scrive.

 

E proprio con Capri voglio concludere, perchè l’ultima trovata del buon vecchio Aurelio è stata la richiesta, in seguito alla ferita procuratasi da Higuain scivolando da una barca, di un risarcimento di 100 milioni di euro alla Regione Campania perchè “non è possibile che un luogo come Capri non sia attrezzato per soccorrere chi si fa male in acqua. Sono molto arrabbiato e sono determinato a chiedere i danni. Sono stanco di non avere presidi medici di buon livello”. La sacrosanta risposta non si è fatta attendere: il sindaco della città ha querelato De Laurentiis per danni all’immagine all’isola di Capri, la giunta darà in beneficenza il ricavato dell’azione legale, colpito e affondato.

Questa è la triste storia di un imprenditore a cui non bastava aver fatto sprofondare nell’oblio il livello del cinema italiano a suon di cinepanettoni, ha voluto far scendere anche il livello di decoro di un calcio già pieno di problemi. Un re grasso e affamato, che continua a comportarsi da monarca assoluto di un mondo di cui non ha mai saputo nulla e di cui, probabilmente, non ha retto il peso.

Francesco Cianfarani