Father and Son, Yannick Noah – Joakim Noah

La rubrica che ripercorre le migliori coppie padri/figli nella storia dello sport.

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La pantera e il suo cucciolo, estate ‘ 90. Il giorno che gli cambiò la vita. «Avevo cinque anni, chiesi a mio padre di darmi una lezione di tennis. Intorno al campo, in un baleno, si creò un capannello di curiosi. La gente mi indicava e diceva: quello è il figlio di Yannick Noah. A quell’ età vuoi divertirti, non sentirti paragonare a tuo padre. Quel giorno decisi che non avrei mai giocato a tennis in vita mia…». Scelse il basket, e fece bene. Quando nascono i figli dei grandi personaggi dello sport, si tende sempre a fantasticare: “E se diventasse più forte?”, dando per scontato che il figlio segua le orme del padre. Non sempre è così ed il caso della famiglia Noah cade proprio a pennello: partendo da Yannick che si discostò da Zacharia, calciatore della Nazionale del Camerun, preferendo la racchetta, fino ad arrivare a Joakim, giocatore NBA affermato.

Yannick Noah è stato uno dei simboli del tennis degli anni ’80. Pur non essendo affatto il tennista più forte della sua epoca, era sicuramente uno di quelli più acclamati, sia per il suo modo di giocare, sia per il suo essere sempre al di sopra delle righe. Inizia la sua carriera professionistica nel 1978, dopo aver vinto il torneo di Wimbledon junior. Nel 1982 vince quattro tornei e l’anno successivo raggiunge il picco più alto della sua carriera battendo Mats Wilander nella finale del Roland Garros con un perentorio 6-2, 7-5, 7-6, diventando così il secondo uomo di colore a vincere un torneo del Grande Slam dopo Arthur Ashe. La tattica di gioco del francese era tutta incentrata sulla spettacolarità: basti pensare che il colpo che si effettua in mezzo alle gambe dopo un pallonetto dell’avversario porta il suo nome. Ripreso in epoca recente e con maniacale perfezione da Roger Federer, il colpo Noah viene tuttora rivendicato da vari tennisti precedenti. Rivendicazioni forse legittime, ma vane. Nessuno quanto Yannick ha saputo fare di questo numero funambolico una giocata essenziale nell’economia del match. Un colpo da consegnare alla storia.

TENNIS : Roland Garros 1983 - Finale - 05/06/1983

Spregiudicato, spettacolare, ma al contempo privo di eccelsa tecnica, il francese ha combattuto sempre con naturalezza ed entusiasmo, privilegiando la giocata ad effetto al colpo semplice, preferendo una volée di rovescio ad un dritto lungo linea, correndo come un dannato per il campo senza risparmiare le suole delle scarpe. Il suo punto di forza è stato senz’altro il servizio, tradizionale nella meccanica, ma imprendibile in effetto e potenza; la risposta alla battuta avversaria è stata viceversa la sua più grande lacuna.

Queste caratteristiche hanno fatto di Noah anche un ottimo doppista, consentendogli di trionfare nuovamente al Roland Garros l’anno successivo in coppia con Henry Leconte e di diventare numero 1 della classifica del doppio mondiale per 5 mesi nel 1986. Una volta ritiratosi diventa prima l’allenatore della nazionale francese femminile e successivamente di quella maschile, che guida al trionfo nel 1991 e 1996.

NBA: Playoffs-Miami Heat at Chicago Bulls

Joakim Noah nasce a New York nel 1985, quando Yannick è nel pieno della sua attività agonistica. La mamma, Cecilia Rhode, fu eletta Miss Svezia nel 1978, motivo per il quale il centro dei Bulls si definisce il “Vichingo Africano”, scherzando sulle sue origini. Dopo la traumatica esperienza al campetto da tennis, optò per la palla a spicchi. La leggenda narra che la passione per il basket sia nata il giorno in cui Patrick Ewing, stella dei New York Knicks e grande amico di papà Yannick, in occasione di un compleanno gli regalò una palla. Non male come incentivo. Dopo l’adolescenza passata a Parigi, a 15 anni torna a New York, dove frequenta diversi licei privati ed esclusivi a New York e nel New Jersey ma non disdegna i tornei di strada, nei quali si guadagna il soprannome “The Noble One” (“Il nobile”).

Si iscrive a University of Florida e diventa il leader dei Gators, formazione storica nel panorama Ncaa, guidato da coach Billy Donovan. Dopo un primo anno di ambientamento, i due successivi sono quelli dell’esplosione, che culmina con la vittoria del titolo ai danni di UCLA nelle Final Four 2006. Sedici punti, 9 rimbalzi e 6 stoppate nella finalissima, eletto miglior giocatore delle università.  L’anno seguente si conferma con i suoi Gators, dominando la stagione e vincendo un altro titolo Ncaa, e realizza il sogno di diventare un giocatore NBA, venendo chiamato come nona scelta dai Chicago Bulls, squadra che non ha ancora abbandonato. Noah è uno dei migliori centri della Lega, specialmente per il contributo difensivo che riesce a dare alla squadra. Carismatico, provocatore, è il leader indiscusso della squadra da quando è rimasta orfana di Derrick Rose. Come nella carriera universitaria, ha avuto bisogno di tempo per ambientarsi, ma gli ultimi anni sono stati sempre in crescendo. Quella passata è stata la miglior stagione a livello individuale, con la chiamata all’ All Star Game e la nomina nel primo quintetto difensivo della Lega a fine anno.