Il Dottor Rossi

MotoGP of Malaysia - Race

Quando il 16 febbraio del 1979 Graziano Rossi, pilota di moto degli anni ’70 e ’80, diede alla luce il figlio Valentino, già aveva in mente di metterlo su due ruote appena avesse mosso i primi passi. Graziano però non poteva immaginarsi che il suo figlioletto sarebbe diventato una leggenda, riscrivendo le pagine della storia del motociclismo, e per di più con il numero che usava lui quando gareggiava, il 46.

Quel giorno ad Urbino nasceva un mito: The Doctor, il Dottore, Vale 46, Valentinik, Rossifumi, tutti i soprannomi del pilota più forte degli ultimi 40 anni di Moto Gp, sicuramente il più esaltante di sempre. Genio, sregolatezza, pazzia, sorpassi impossibili, entusiasmo imbattibile, un campione buono e simpatico che ha fatto emozionare ed appassionare i tifosi italiani, sancendo la rinascita di uno sport che in Italia non aveva così tanti seguaci neanche ai tempi di Agostini. Un popolo, il “popolo giallo” che fin dalle prime vittorie venera il Dottore seguendolo ovunque, dando vita ad una vera e propria religione laica.

L’epiteto “il campione di Tavullia” viene dal piccolo comune dove Valentino si trasferisce in tenera età. Un paese con poco più di 3 mila abitanti all’epoca della giovinezza del Dottore, oggi la popolazione è raddoppiata. Le prime esperienze con i motori Valentino le compie sui kart, per poi passare in fretta alle minimoto dove già da l’idea di essere un predestinato. La prima gara su una moto 125 la disputa a 13 anni, due anni più tardi vince il Campionato Italiano e si classifica terzo nell’Europeo.

Valentino Rossi

Il debutto nel Motomondiale arriva nel ’96, la prima vittoria la ottiene in uno dei suoi tracciati preferiti, quello di Brno in Repubblica Ceca. Nonostante chiuda la stagione al nono posto, Rossi fa vedere che già dalle prime gare è in grado di combattere con i più forti e parte da favorito l’anno successivo. La risposta non si fa attendere, nel ’97 arriva infatti il primo titolo mondiale con l’Aprilia, stradominato da The Doctor, che colleziona 11 vittorie due secondi posti e un terzo posto, guadagnandosi il passaggio immediato in 250.

Nell’esordio con l’Aprilia nella classe di mezzo Rossi si deve arrendere all’imprendibile Capirossi, e nonostante le cinque vittorie si fa precedere dal connazionale di 23 punti. L’anno successivo, il ’99, si laurea campione del mondo 250 con nove vittorie e prenota un posto nell’Olimpo della classe 500. Valentinik firma con la Honda e già da subito impone i suoi ritmi, conquistando le attenzioni di tutto il mondo, acclamato da tifosi, esperti e appassionati come il nuovo fenomeno della disciplina.

Italy's Valentino Rossi waves at the end of the Mo

Nella prima stagione nella classe regina Valentino arriva secondo alle spalle di Kenny Roberts Junior, vincendo il Gran Premio di Gran Bretagna e quello del Brasile. L’anno dopo è l’inizio di un monologo che durerà per 5 anni, in cui il Dottore farà quello che vuole dello sport di cui è diventato simbolo indiscusso. Il sorriso sgargiante, l’aria da furbetto, lo sguardo ingenuo e penetrante, la simpatia e la semplicità lo hanno reso un campione amato da tutti, capace di oltrepassare quella avidità di risultati e di ambizioni (e di antipatia) che ogni campione di ogni sport prima di lui aveva.

Dal 2001 al 2005 Rossi vince tutto, domina gare, scena e campionati. Addirittura durante la stagione 2003 non finisce mai fuori dal podio. Nel 2004, dopo 3 titoli iridati consecutivi in Moto Gp, spiazza tutti firmando con la Yamaha, casa giapponese decisamente inferiore alla Honda e a secco di vittorie da 12 anni.

Come al solito il Dottore non tradisce le aspettative e vince altri due Mondiali, facendo tornare la Yamaha alla ribalta e vincendo la sua scommessa personale. Tutti si ricordano il duello tra lui e Max Biaggi, l’eterno rivale rimasto alla Honda, nella gara d’esordio con la Yamaha che mostrò la vittoria dell’uomo sulla macchina. Nel 2005 diventa Dottore veramente, ricevendo una laurea honoris causa in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni dall’Università degli Studi di Urbino.

Italian world champion Valentino Rossi o

Per i successivi due anni Valentino non riesce a vincere, lasciando lo scettro prima a Nicky Hayden e poi a Casey Stoner. Iniziano a moltiplicarsi i saccenti che predicano il declino inesorabile del campione di Tavullia, spargendo giudizi sulla fine della carriera e sulla vecchiaia (sportiva) ormai alle porte. Valentino non risponde, non parla, lascia parlare i 4 cilindri della sua moto per lui nel 2008 e nel 2009. Altri due mondiali di fila azzittiscono i critici e fanno esultare tutto il “popolo giallo” che ormai è innumerevole. Nel 2010, a causa di un infortunio, non riesce a ripetersi. L’anno dopo, spinto dalla voglia di scommettere ancora, firma con la Ducati. Tantissimi erano stati gli inviti dei tifosi ad accasarsi con la scuderia italiana durante gli anni, Valentino fa contenti tutti. Purtroppo il matrimonio non va bene fin dall’inizio, troppo gap tecnico rispetto alle case giapponesi, impossibile da colmare anche per un fenomeno come Valentino.

Adesso Rossi è tornato alla Yamaha. Alle soglie dei 35 anni la concorrenza dei più giovani e scattanti si fa sentire, ma lui è sempre lui. Nonostante l’anagrafe è ancora capace di dare gioie ai suoi tifosi, un altro anno che sta vivendo da protagonista con tre podi e una vittoria, in Olanda ad Assen. E ne mancano molte altre, molti altri giorni di gloria, di divertimento, per un campione senza fine, capace, in sella e non, di affascinare per vent’anni il mondo intero.

Francesco Cianfarani