I Bidoni del Calcio, Vratislav Gresko

Il terzino slovacco fu solo uno dei tanti terzini sinistri a fare flop alla Pinetina….

gresko

«Per me resta un buon giocatore. Ha grinta, forza e personalita’, un gran tiro, voglia di fare e margini di miglioramento: per questi motivi lo suggerii all’Inter»
(Marco Tardelli, all’indomani della sconfitta con la Lazio che costo’ lo scudetto)

«Quella partita non la persi io: serviva un colpevole, mi hanno usato. A Milano passeggio a testa alta»
(Vratislav Gresko, difensore Parma)

«Io all’Inter ho sempre dato tutto. Se non e’ bastato, non e’ colpa mia»
(Vratislav Gresko, difensore Parma)

Vratislav Gresko, biondo terzino sinistro, nasce a Bratislava il 24 Luglio 1977 e muove i primi passi nel Dukla Banska Bystrica. Dopo l’esordio nel calcio professionistico con la maglia dell’Inter Bratislava nel 1997, arriva il salto di qualità con la chiamata del Bayer Leverkusen, che lo acquista due anni dopo,  dandogli la possibilità di disputare anche la Champions League. Lo slovacco è un po’ chiuso nel suo ruolo da Ze Roberto (che continua a giocare tuttora ed anche bene) e allora c’è chi ipotizza, giustamente, una sua cessione. Nel frattempo, Gresko diventa titolare inamovibile della sua Nazionale Under 21 e nella fase finale degli Europei del 2000 incontra l’Italia allenata da Marco Tardelli, giocando una buona partita. La sorte, o la malasorte nella fattispecie, vuole che proprio Tardelli il 7 Ottobre venga assunto come tecnico dell’Inter, dopo il famoso sfogo dei “calci nel culo” di Marcello Lippi. A quel punto c’è poco tempo per fare mercato, e il nuovo allenatore va a memoria: si ricorda di aver patito, qualche mese prima, un lungagnone biondo di nome Gresko, e decide di farlo acquistare.

“E’ buono Presidente, è buono…”. Moratti, si sa, è uomo che non sa dire di no. 14 miliardi al Leverkusen, frittata fatta. Gresko arriva all’ Inter, problemi sulla fascia risolti. Ma anche no. “Resta sulla sinistra, stai lì e copri la fascia”. E’ slovacco, ha 25 anni, non parla una parola di italiano. “Non fare cazzate e ragiona: se c’è da andare vai, se quelli ci attaccano tu difendi la zona”, gli dicono. E’ facile no? Più a dirsi che a farsi. E continuano: “Roberto Carlos, Pistone, Centofanti, Silvestre, Serena, Macellari, Georgatos…”, gli ripetono questi nomi, ma lui non capisce. Qualcuno ovviamente lo conosce. Roberto Carlos è a Madrid con i Galacticos, chi vuoi che non lo conosca, ma gli altri non li ha mai sentiti nominare. Centocosaaa? Era uno con il codone, gli raccontano, un goffo terzino con una “bomba” da fuori area che scansati, che aveva l’incedere del mohicano quando c’è da andare a combattere. Peccato che era finito a fare l’inviato tv a Striscia La Notizia, ma questa è un’altra storia. Roberto Carlos, Pistone, Centoeccetera sono quelli che stavano qua prima di te, sulla fascia sinistra dell’Inter, “the black hole”, il buco nero: non aprite quella porta, Gresko.

Vratislav Gresko

Come ogni bidone che si rispetti, esordisce alla grande: una bella gara e un assist per Recoba nel 2-0 casalingo contro la Roma. Gresko sembra poter reggere addirittura da titolare: nel suo ruolo, a differenza di Leverkusen, non è chiuso da nessuno. Questo è il problema. Le successive pagine della Gresko story sono grigie, riempite da tanti fischi e poche belle cose sul rettangolo verde. L’avvicendamento in panchina tra Tardelli e Cuper non sembra portare giovamenti: nella stagione 2001/02 lo slovacco è ancora lì, per l’amarezza dei tifosi nerazzurri. Il culmine si raggiunge proprio nell’ultima, fatidica, giornata di campionato, il 5 Maggio 2002, coincisa anche con l’ultima partita in nerazzurro del biondo terzino venuto dalla Slovacchia. E non è un caso. Perchè quel giorno l’Inter perde uno scudetto già vinto, dopo una partita assurda contro una squadra che non ha più niente da chiedere a se stessa, se non la dignità, lo perde per colpa di tutti e di uno in particolare, Gresko appunto, lo perde e lo regala alla Juve, che quel pomeriggio vince, da Juve, a Udine, lo perde perchè gli dei del calcio hanno voluto così e perchè, altrimenti, non sarebbe l’Inter.

Si viene a sapere che anche a Bratislava e a Leverkusen, qualche anno prima, era andata a finire così, e c’era Gresko in campo. Strane coincidenze, che in un paese scaramantico come l’Italia non passano inosservate. I supporter dell’Inter organizzano ronde per “cacciarlo” nel centro di Milano, Gresko si rifugia a Bratislava. “So che ce l’hanno con me e mi dispiace, non ci dormo la notte. Ma non sono l’unico colpevole” dichiara in quei giorni. Il suo nome è sulla bocca di tutti: su Internet gli anti-interisti organizzano fan club e tornei di calcio amatoriale in suo onore, in poco tempo diventa l’anti-eroe del pallone per eccellenza. In estate l’Inter è costretta a darlo in prestito al Parma, dove colleziona quattro spezzoni di partita in tutta la stagione. Il pubblico italiano non riesce a trattenere le risate in sua presenza, e nel Gennaio del 2003 è costretto ad imbarcarsi per Blackburn, dove proseguirà la sua carriera, prima di tornare in Germania: un anno al Norimberga e poi il ritorno al Bayer Leverkusen.