luglio 29

I Bidoni del calcio, Hugo Maradona

Totale insofferenza al sacrificio: quando il cognome da solo non basta…

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“Diventera’ più forte di me”
(Diego Armando Maradona,  fratello maggiore di Hugo)

Hugo Maradona, fratello di, fisico da mollusco, permaloso, botolotto piccolo e ringhioso dall’ andatura rotolante, like a rolling bidone, gamba corta e tozza data dal DNA, ma faccia e stomaco sazi, tipici del mantenuto. Durante i mondiali Under 16 giocati in Cina nel 1985, con una doppietta aiuta la Selección a battere il Congo in una sfida che non conterà nulla ai fini della qualificazione.  Uno dei due gol è una perla su punizione che centra l’incrocio dei pali. Proprio come faceva il fratello. La stella di Hugo si accese e si spense nello stesso giorno.

Diego, spettatore dell’incontro, non lesina complimenti e tuona con uno degli ipse dixit più famosi della storia: “Diventerà più forte di me”. Sarà, ma se a 18 anni El pibe de oro segnava a valanga nell’Argentinos Juniors e già giocava nella nazionale maggiore, Hugo si ritrova con un curriculum piuttosto vuoto. Anch’egli esordisce con l’Argentinos, ma non raccoglie che una manciata di presenze segnando appena una rete.

È l’estate del 1987 e Diego Armando Maradona è senza se e senza ma il più grande calciatore in assoluto. Qualche mese prima aveva portato il Napoli a vincere il primo storico scudetto e dodici mesi prima ha vinto praticamente da solo il mondiale. La leggenda vuole che abbia minacciato i vertici del Napoli: o prestare i soldi all’Ascoli per comprare Hugo, o scordarsi i suoi gol. I giochi sono presto fatti. Qualche settimana prima, sia il Pisa che il Pescara, squadre interpellate in vista del suo ingaggio, si dimostrarono lungimiranti, rifiutando sdegnosamente le prestazioni del piccolo Maradona, all’epoca diciottenne.

Per la mamma l’unica differenza che c’è tra i due è che uno è mancino, l’altro è destro. L’allenatore dell’Ascoli, Ilario Castagner, non era esattamente della stessa opinione. Hugo fa il suo esordio alla prima di campionato entrando negli ultimi 25′ al posto di Domenico Agostini, la settimana dopo gioca mezz’ora al San Paolo nel derby con il fratello Diego. A metà ottobre Castagner gli da la chance da titolare e un numero pesante sulle spalle: il 10. Gioca contro l’Empoli dal 1′, ma è un flop. Seconda possibilità due settimane dopo, al Del Duca contro il Verona: altra sostituzione a partita in corso. Terzo e ultimo tentativo ancora in casa questa volta contro il Pisa: bocciato anche qui. Da quel momento saranno solo spezzoni di gara a partita in corso, dove Maradonino a parte qualche colpo fine a sé stesso non incide minimamente. Hugo non la prende bene: si arrabbia e pretende di giocare, ma non ottiene risultati.

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L’Ascoli anche senza il suo contributo si salva ugualmente, l’Italia si rende conto che il giocatore è inadeguato per la Serie A e dopo 13 gettoni di presenza in bianconero il Napoli riesce a piazzarlo in Spagna, al Rayo Vallecano. Una stagione, poi una parentesi in Austria prima di chiudere definitivamente la carriera europea. Dopo un anno in Venezuela si aprono le porte del campionato giapponese dove, ingrassato di 10 chili diventa un idolo locale. Il tempo anche di una puntatina in Canada, prima di appendere le scarpe al chiodo a soli 28 anni, senza clamori e senza rimpianti, almeno per le squadre italiane.

Un giornalista argentino sintetizzò con poche ma eloquenti parole la differenza tra Diego e Hugo: «Uno calcia di sinistro e l’altro di destro, uno a sedici anni andava all’allenamento con le scarpe rotte, l’altro ci va a bordo di una Mercedes». Ogni commento è superfluo. Forse proprio la diversa fame di gloria è stata determinante per le sorti della sua carriera, lontana anni luce da quella del fratello.

Dario Intorrella – Icampionidellosport