La Stella Rossa, storia di un popolo

Il calcio nei balcani è sempre stato una religione, una forma di fanatismo, non solo uno sport ma una maniera in più per dimostrare la superiorità di un gruppo etnico, religioso o territoriale su un altro. Se in Jugoslavia questo è vero adesso, lo era ancora di più tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, un periodo di grande fermento che porterà alla disgregazione della stessa e alla formazioni di diverse entità nazionali indipendenti. Dopo la morte di Tito la situazione nel paese si deteriorò rapidamente fino ad arrivare alle sue estreme conseguenze: una delle guerre civili più sanguinarie e distruttive degli ultimi 50 anni. La storia della regione è affascinante e gloriosa, rendendo il territorio ricco di episodi mitici la cui memoria viene tramandata dai libri di storia e dalle fiabe popolari. La storia che vi stiamo per raccontare potrebbe essere accomunata ad uno di questi miti essendo composta da gesta eroiche, gloria ed eroi fuori dal comune. La vittoria della Coppa Campioni da parte della Stella Rossa nel 1991 potrebbe essere definita il canto del cigno di una nazione che di lì a poco si sarebbe dissolta nelle ceneri di una guerra fratricida.

Dragis Binic porta in atto la Coppa Campioni

Dragis Binic porta in atto la Coppa Campioni

Gli eroi di questa storia non sono grandi condottieri o guerrieri invincibili, bensì calciatori e uomini che con il loro lavoro sono riusciti a costruire una corazzata in grado di mettere in ginocchio l’europa intera. La Zvezda, così i tifosi chiamano la Stella Rossa, era guidata da due grandissimi personaggi dello sport Jugoslavo, Dragan Džajić, che collezionò oltre 600 presenze con il club di Belgrado, e Vladimir Cvetković, ex cestista che durante la sua carriera aveva illuminato i palazzetti di mezza Europa con il suo talento. Dal 1986 i due portarono in squadra una serie di giovani stelle provenienti da tutta la nazione che verranno ricordate come la generazione dei fenomeni e che rappresentarono al meglio l’era dorata del calcio jugoslavo. I primi ad approdare a Belgrado furono il 21enne Dragan Stojković, classe cristallina che venne fermata solo dagli infortuni prima di riuscire a consacrarsi definitivamente nel gotha del calcio mondiale, e Bora Cvetković, che in seguito verrà acquistato dall’Ascoli creando scompiglio con il suo nome impronunciabile tra tutti i telecronisti dello stivale, il compianto Tonino Carino fu quello che ne subì le conseguenze peggiori. Negli anni seguenti si unirono alla Zvezda: Robert Prosinečki, Dejan Savicevic, Darko Pančev, Mile Belodedić e vennero promossi in prima squadra alcuni giocatori provenienti dalle giovanili come Stevan Stojanović, Vlada Stošić e Vladimir Jugović. La squadra aveva raggiunto ottimi risultati in patria come in Europa, vincendo 5 dei 6 campionati disponibili dal’1988 al 1992.

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Questo gruppo era composto da giocatori il cui talento era assolutamente fuori dal comune e la cui propensione all’attacco rendeva tutte le partite della Stella Rossa uno spettacolo per gli occhi degli appassionati di calcio. I giocatori erano croati, macedoni, bosniaci e serbi, e nonostante le divisioni di un paese che gli aveva insegnato ad odiarsi riuscirono a creare una chimica di squadra che gli permise di giocare un calcio corale e offensivo, fatto di giocate spettacolari e di ripartenze micidiali. Le difficoltà per i giocatori erano molte, ad esempio Savicevic, uno dei più eccezionali protagonisti di questa squadra, nella stagione 89/90 svolgeva il servizio militare obbligatorio, la naja, e poteva giocare solo le partite più importanti dovendo tornare in caserma ogni sera. La stagione 89/90 fu anche l’ultima giocata da Stojković con la maglia della Zvedza prima di trasferirsi all’Olimpique Marsiglia, squadra in cui si romperà presto i legamenti del ginocchio frenando la sua scalata verso il trono di miglior giocatore d’Europa.

Fortunatamente per i tifosi della Stella la squadra era in possesso di altri talenti purissimi che non fecero rimpiangere la partenza del capitano. Prosinečki detto Robi e Savicevic, Dejo, diventarono i veri e propri fari di una squadra che riusciva sempre a stupire. L’allora giovanissimo Jugovic mostrò sin da subito le qualità che gli permetteranno di svolgere una gloriosa carriera in Italia con le maglie di Sampdoria, Juventus e Lazio. Il bomber macedone Pancev, detto il cobra, riusciva a concretizzare alcune delle migliaia di palle gol fornite dalla squadra, arrivando anche a vincere una scarpa d’oro per la stagione 90/91. Premio che gli venne consegnato solo nel 2006 a causa dei sospetti sulla regolarità di alcune partite giocate a Cipro. In seguito sbarcò anche lui in Italia con la maglia dell’Inter, facendo dimenticare a tutti il grande bomber che aveva vinto tutto con la Zvedza.

Darko Pancev in azione contro l'Olympique Marsiglia nella finale di Coppa Campioni

Darko Pancev in azione contro l’Olympique Marsiglia nella finale di Coppa Campioni

A metà stagione si unì alla squadra anche Mihajlovic, proveniente dal Vojodina, unica squadra che riuscì a spezzare il dominio della Stella a fine anni Ottanta. Il dream team era completato, talento e sregolatezza al servizio di mister Petrovic che si trovò tra le mani una squadra che in Jugoslavia non aveva precedenti. La stagione cominciò tra mille difficoltà, in estate si erano giocati i Mondiali, che avevano visto la Jugoslavia eliminata dall’Argentina di Maradona ai quarti di finale togliendo molte energie ai fenomeni della Zvedza. Inoltre, le tensioni politiche nel paese stavano cominciando ad influenzare anche il calcio a causa della forte politicizzazione delle tifoserie, molti gruppi organizzati durante la guerra civile diventeranno delle vere e proprie milizie armate seminando il panico nella regione. Due episodi sono emblematici di questo fenomeno: 13 maggio 1990, prima dell’attesissima partita tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa gli scontri tra Bad Blue Boys e Delije, le frange più violente delle due tifoserie, furono talmente duri che si decise di non svolgere la partita. A settembre dello stesso anno si stava disputando il match tra Hajduk e Partizan, quando i tifosi della squadra di casa entrarono in campo cercando di linciare i giocatori serbi presenti in campo. La Jugoslavia era una polveriera pronta ad esplodere e il calcio ne dava un’ulteriore prova. Nonostante questa difficile situazione ambientale la Stella Rossa disputò una fantastica Coppa Campioni mostrando la sua propensione offensiva e le doti eccezionali di alcuni suoi campioni. In particolare questa fu la stagione della consacrazione del talento di Robi, che con i suoi dribbling e le sue conclusioni da lontano fece innamorare il pubblico di mezza Europa. Il cobra segnò 5 gol consacrandosi anche lui definitivamente nel palcoscenico internazionale.

Sinisa Mihajlovic in azione con la Stella Rossa

Sinisa Mihajlovic in azione con la Stella Rossa

Il cammino europeo della Zvedza fu trionfale, eliminando in ordine Grasshopper, Glasgow Ranger e Dinamo Dresda, con una media di quasi 3 gol a partita. In semifinale la squadra di Belgrado incontrò una delle favorite per la vittoria finale, il Bayern Monaco di Reuter, Augenthaler ed Effenberg allenato dalla leggenda Jupp Heynckes. All’andata la Zvedza fece l’impresa andando a vincere a Monaco per 2-1. Al ritorno il Marakana gremito attendeva la gara che avrebbe potuto portare l’amata Stella Rossa alla finale. La gara era sul 2-1 per il Bayern. Nei minuti finali i bavaresi avevano l’occasione per segnare il gol qualificazione con Wohlfarth, che però colpì il palo e diede il via libera al contropiede degli slavi che acciuffarono il pareggio grazie ad un auto-gol di Augenthaler. Il sogno si era avverato, la Stella si era guadagnata il biglietto per Bari. Ad attenderli in Puglia c’erano i francesi dell’Olimpique Marsiglia, che avevano eliminato il Milan di Sacchi dopo un quarto di finale che verrà ricordato per la decisione di Galliani di non far scendere in campo la squadra nel secondo tempo a causa di un interruzione di corrente che lasciò il Velodrome al buio. I girondini avevano una squadra fantastica che vedeva in Abedi Pele e Papin i suoi uomini copertina, e che annoverava tra le sue fila l’amatissimo ex-capitano della Zvedza Piksi Stojković. Il giocatore serbo entrò in campo solo nei tempi supplementari rifiutandosi addirittura di calciare uno dei rigori che avrebbe deciso la finale. I 120′ minuti di partita furono tra i più brutti che si ricordino nella storia della Coppa Campioni, la Zvezda abituata a dominare i propri avversari decise che per la finale sarebbe servita una tattica più prudente. Questa strategia di fatto portò le due squadra ad annullarsi. Il finale ai rigori sembrava quanto mai scontato, e la conseguente vittoria della squadra di Belgrado diede inizio ad una festa senza fine.

Bari, l'inizio della festa della Stella Rossa per la vittoria della Coppa Campioni 1991

Bari, l’inizio della festa della Stella Rossa per la vittoria della Coppa Campioni 1991

A fine partita i giocatori celebrarono la vittoria per tutta la notte suonando i trubači, tipici strumenti della regione, e cantando antiche canzoni balcaniche. Era il momento più bello della storia, che sarebbe stato però il preludio alla fine di tutto. La Zvezda perse la Supercoppa Europea con il Manchester United e in seguito vinse la Coppa Intercontinentale contro il Colo Colo. Nel contempo il conflitto era iniziato, portandosi con sé una scia di sangue davvero impressionante. La squadra nell’anno seguente cominciò a perdere pezzi, Belodedici passò al Valencia, Prosinecki al Real Madrid, Mihaijlovic alla Roma, Jugovic alla Sampdoria, Savicevic al Milan e Pancev all’Inter, lo sgretolarsi della Zvedza rappresentò perfettamente la disgregazione di un paese che stava esalando i suoi ultimi respiri. Quella fantastica squadra venne celebrata con la massima onorificenza che la Stella Rossa rilascia, il titolo di Zvezdina Zvezda ovvero “Stella della Stella”, la generazione del ’91 è la sesta e ultima stella, forse la più luminosa di sempre.

Edoardo Iannone