Josè Altafini, “Incredibile amisci!”

Un'immagine d'epoca di Altafini al Milan, 1958

Un’immagine d’epoca di Altafini al Milan, 1958

I più giovani pensano che Josè Altafini sia solo un commentatore televisivo molto simpatico, con il vizio dell’ “Incredibile amisci!”. Ma Altafini un po’ prima, molto prima, ha riscritto la storia del calcio italiano e mondiale, con un palmares unico fatto di quattro scudetti, una Coppa Campioni e una Coppa Rimet, così si chiamava all’epoca la Coppa del Mondo. Altafini è stato anche uno dei pochi giocatori ad aver indossato la maglia delle due nazionali più titolate delle storia. Campione del Mondo nel 1958 con il Brasile, eliminato al girone con l’Italia nel 1962.

Josè Joao Altafini in Brasile è noto come “Mazola”, per la sua somiglianza con il campione italiano Valentino Mazzola, trequartista del Grande Torino. Il soprannome del giocatore italiano glielo diedero i suoi concittadini, gli abitanti di Piracicaba, dove nacque nel 1938. Una città dello stato di San Paolo con una grande comunità italiana, precisamente trentina, dove si parla addirittura dialetto tirolese.

Nato da una famiglia molto povera, di origini italiane, inizia a dare i suoi primi calci ad un pallone a 16 anni nella squadra minore della sua città, il club sportivo XV de Novembro. Nella sede del club è affissa una foto del Grande Torino, qualcuno nota la somiglianza e da lì nasce il suo soprannome. A 17 anni inizia a giocare nelle giovanili del Palmeiras, esordisce in prima squadra con una doppietta diventando il più giovane marcatore della storia del club (record tuttora imbattuto). Già si sapeva, Josè era un predestinato.

Nella Selecao la sua storia si intreccia con quella di un altro predestinato. Josè esordisce nella stessa Copa Roca che da alla luce il fenomeno Pelè. Nel 1958 partecipa al mondiale in Svezia. Esordisce con una doppietta contro l’Austria, ma si infortuna contro l’Inghilterra. Rientra ai quarti di finale contro il Galles, dove, insieme a Pelè è protagonista della vittoria per 1-0, con gol di O’Rey. “Mazola” viene però preferito a Vavà in semifinale e finale, alza la Coppa del Mondo da personaggio, ma non da protagonista, per le scelte avverse del commissario tecnico Vicente Feola.

L’editore Andrea Rizzoli, presidente del Milan, s’innamora di lui dopo l’exploit del Mondiale svedese. Josè approda in Italia ad appena vent’anni da promessa del calcio mondiale, e non tradisce le aspettative. Al primo anno vince lo scudetto segnando 28 gol in 32 partite. Nelle successive sei stagioni vince un altro tricolore e una Coppa Campioni, durante la quale segna ben 14 gol, record tuttora eguagliato solo da Lionel Messi. Durante la sua militanza al Milan Altafini cambia Nazionale, partecipando con l’Italia al Mondiale del 1962 in Cile, il “Mondiale degli Oriundi. Quell’Italia, con Sivori e Altafini in campo, non riuscì a passare il girone. La responsabilità dell’eliminazione della squadra azzurra, viene imputata da stampa e tifo agli oriundi: Altafini non sarà più convocato. Gli ingrati tifosi gli affibbiarono il soprannome di “coniglio” per la scarsa propensione agli scontri fisici.

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Dopo i sette anni di Milan, sette anni di Napoli. In Campania ritrova Omar Sivori, con cui forma un duo incontenibile in attacco, nonostante l’impressionante offensivo però con la squadra partenopea non riesce ad andare oltre il secondo posto. Gli altri scudetti arrivano quando Altafini approda alla Juventus. Nonostante l’età avanzata, aveva 34 anni quando firmò il contratto a Torino, Josè risulta spesso risolutivo quando entrava dalla panchina. I due tricolori arrivano nel 72/73 e 74/75, l’hanno del primo scudetto porta anche la squadra in finale di Coppa Campioni, con un gol nei quarti di finale, contro l’Újpesti Dózsa e con una doppietta in semifinale, contro il Derby County. La vecchia signora perderà poi con l’Ajax in finale.

Josè Altafini in forza alla Juventus con il tricolore sul petto

Josè Altafini in forza alla Juventus con il tricolore sul petto

Un attaccante completo e intelligente Josè Altafini, che anche quando ha visto il suo scatto fulminante e la sua agilità sfiorire si è saputo modellare su quello che gli era rimasto, una tecnica innata e l’astuzia che l’ha reso una leggenda. Chiude la sua carriera in Svizzera, dove continua ad insegnare calcio, prima al Chiasso e poi al FC Mendrisiostar. Attualmente, con 216 reti, è al quarto posto, a pari merito con Mazzola, nella classifica di migliori realizzatori della storia della serie A. Dopo il ritiro continua a masticare calcio tramite un microfono, lavorando per molte televisioni come commentatore, dal quale, appunto, lo conosciamo per il suo “Incredibile amisci!”.

Francesco Cianfarani (Twitter: @cianfaranist)

Qui un regalo di Josè al mondo della musica, un pezzo di Bossa Nova inciso nel 1968.