Father and Son, Giorgio Cagnotto – Tania Cagnotto

La rubrica che ripercorre le migliori coppie padri/figli nella storia dello sport.

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Il tuffo nei fumetti fa sempre splash. Ma è il suono di un tuffo sbagliato. In quello giusto non si cade in acqua, ma ci si entra verticali, affilati come una lama, impattando il minimo sulla superficie dell’acqua. Anche perché più ampia è la superficie, più doloroso è l’impatto: ogni schiaffo all’acqua torna al mittente centuplicato. E ogni schizzo sollevato è uno spruzzo di punto che se ne va dalla classifica, e addio medaglie. Lo cominciò ad imparare Giorgio Cagnotto dallo zio Lino Quattrin, più volte campione italiano di tuffi, divenuto successivamente suo allenatore. Lo stesso percorso è  toccato successivamente a Tania, allenata ora proprio dal papà.

Giorgio Cagnotto e Klaus Dibiasi guardavano il resto del mondo dall’alto di trampolini e piattaforme. Negli anni ’70 si spartivano il bottino dei tuffi mondiali, fiori nel deserto di una disciplina che in Italia abbina da sempre pochi adepti a sorprendenti risultati. Giorgio era quello che sorrideva sempre, Klaus aveva i capelli con quel taglio anni sessanta, fronte spaziosa, petto in fuori, ritratto di un’epoca. L’eccelsa classe di Dibiasi ha in parte oscurato i tanti meriti di Giorgio. Di statura piccola ma forte, agile e molto coordinato, Cagnotto ha conseguito i suoi maggiori successi dal trampolino di 3 m, ma nella sua collezione ci sono anche medaglie vinte dalla piattaforma. In questa specialità in qualche occasione, come i Giochi del Mediterraneo, riuscì persino a battere Dibiasi. In 17 anni di gloriosa carriera, Cagnotto portò a casa 15 medaglie, con l’oro al trampolino dei 3 metri degli Europei di Barcellona 1970 come fiore all’occhiello.

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La madre di Tania, Carmen Casteiner, dominava la scena italiana dei tuffi in campo femminile nello stesso periodo. Il destino della giovane di Bolzano era segnato alla nascita.  “Io ci ho provato a tenerla lontana dal suo destino, l’ho portata a sciare, a giocare a tennis: niente. Girava sempre là, attorno alla vasca” ha detto Giorgio in una recente intervista. E il talento di Tania non tardò a palesarsi. La figlia d’arte riuscì nell’impresa di qualificarsi alle Olimpiadi di Sidney 2000, appena quindicenne. L’esperienza si concluse con un 18esimo posto, ma da lì in poi, la carriera della bionda tuffatrice è stata in continua ascesa. La prima medaglia arriva a Montreal nel 2005 dal trampolino dei 3 metri, in occasione dei Mondiali. Diventa così la prima donna italiana ad aver conquistato una medaglia mondiale nei tuffi.

La Cagnotto può essere tranquillamente considerata la miglior tuffatrice italiana di sempre, con un palmarès composto dalla bellezza di 26 medaglie, di cui 12 ori europei. L’unico cruccio continua ad essere la medaglia a cinque cerchi, sfuggitale per appena venti centesimi nell’ultima edizione delle Olimpiadi a Londra. “Tecnicamente lei è più forte di me in assoluto, mi batterebbe mille volte”. E se a dirlo è uno che la medaglia olimpica l’ha vinta, bisogna solo saper attendere.

Prossimo appuntamento, Rio 2016…

Dario Intorrella – Icampionidellosport