Gerardo Martino, il nuovo condottiero del Barca

I blaugrana puntano su un mostro sacro del calcio sudamericano, nonchè idolo del padre di Messi..

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Sarà Gerardo el Tata Martino il nuovo allenatore del Barcellona. Il tecnico argentino ha raggiunto un accordo triennale con il club della Catalogna.

Martino, nativo di Rosario, in Argentina, ha guidato il Paraguay nei Mondiali Sudafrica 2010, raggiungendo i primi, storici quarti di finale del torneo per la compagine latinoamericana. L’allenatore argentino, poi, ha riportato la nazionale di Asunción anche alla finale di Coppa America l’anno seguente, un evento che non si verificava dal 1979, quando l’Albirroja vinse il trofeo. In finale arrivò il ko per 3-0 con l’Uruguay, ma la spedizione fu comunque un successo. Martino rassegnò le dimissioni per  coronare il suo sogno e condurre la sua squadra storica da giocatore, il Newell’s Old Boys.

Retrocessione evitata il primo anno, scudetto Final al secondo tentativo e semifinale in Libertadores, eliminati ai rigori dall’Atletico Mineiro di Ronaldinho. Il Newell’s Old Boys, per restare in tema di calcio spagnolo, può essere paragonato al Valencia o all’Athletic Bilbao, squadre di grande storia e tradizione, vincitori di alcuni titoli nazionali ed autori di ottimi piazzamenti nelle coppe continentali, ma con una bacheca lontana da quelle delle grandi del Paese.

La squadra di Rosario ha sfornato talenti come Gabriel Omar Batistuta e Lionel Messi ed è stata la casa di Marcelo Bielsa, glorioso allenatore a cui è stato dedicato persino il nome dello stadio. Il Newell’s di Bielsa si laureò Campione d’Argentina nel 1991 e 1992. Jorge Messi, papà di Leo, portava sempre la piccola Pulce a vedere le partite ed in particolare ammirava el Tata, regista alla Xavi, di recente eletto come miglior calciatore ogni epoca della squadra, con cui ha disputato oltre 500 partite. Il legame con il Newell’s è fortissimo per Messi. E’ la squadra dove vuol finire la carriera, quella di cui suo figlio Thiago è già socio e con la cui sciarpa, all’età di tre anni, è stato fotografato. Lì, Adrian Coria, storico assistente di Martino, è stato il suo allenatore quando aveva undici anni. Ecco perché Gerardo Daniel Martino di Rosario, nessuna esperienza nè da calciatore nè da allenatore in Europa, se non per una breve parentesi al Tenerife, è stato scelto per la panchina del Barcellona. Ecco perché lui e non un uomo della Masìa, come Luis Enrique, oppure uno di grande esperienza come Guus Hiddink, che giusto ieri ha salutato l’Anzhi.

Martino è un discepolo del Bielsismo, etichetta che non gli dispiace affatto: “Beh, se una etichetta non ti dà fastidio perché devi smentirla? Se 20 squadre vogliono Bielsa, 19 non lo possono avere e chiamano qualcun altro. Perché allora smentire qualcosa che può venirti utile? Detto questo Marcelo è il migliore, soprattutto se arrivi a un punto della tua carriera in cui inizi a calare, e lui ti insegna a guardare al futuro. Ha una enorme capacita di trasformare in lavoro quello che vede dalle partite, insegna serietà, etica e onestà”.

Essendo un discepolo di Bielsa, le caratteristiche di Martino si sposano alla perfezione con la filosofia del Barcellona. In particolare, sembrano adattarsi a pennello al primo Barça di Guardiola. Il Tata predilige infatti il 4-3-3, pretendendo tanto aiuto da parte degli esterni. Inoltre, il credo del tecnico argentino è chiaro: essere protagonisti in campo, vietato aspettare o fare speculazioni sul risultato. Il suo Newell’s giocava il più bel calcio del paese, forse di tutto il Sudamerica. Ritmo e velocità sono le parole d’ordine, il possesso e la superiorità a centrocampo fondamentali, tanto quanto il recupero alto del pallone, con un pressing portato da tanti uomini, in posizione avanzata. Eccola qui, la caratteristica del Barcellona di Guardiola, andata un po’ scemando negli ultimi tempi. E che il Tata proverà a riportare al Camp Nou.

Dario Intorrella – Icampionidellosport