Ce l’ho con…Mauro Zarate

“Sono metrosessuale, uso una crema, ho molti profumi e diversi tatuaggi, sto attento al cibo, mi depilo tutto il corpo e faccio anche la ceretta: le prime volte mi provocava parecchio dolore, ora va meglio” Mauro Zarate

“Totti è finito” Mauro Zarate il 29/12/2009

“Se si raccolgono dei frutti da un albero, può capitare anche di trovarne alcuni marci” Claudio Lotito su Mauro Zarate

“Aspetto la chiamata di Maradona, voglio giocare il Mondiale con l’Argentina” Mauro Zarate prima del Mondiale 2010 in Sudafrica (zero presenze in Nazionale maggiore)

Maurito Zarate, foto dall'almanacco del calcio

Maurito Zarate, foto dall’almanacco del calcio

Come buttare via talento, carriera e reputazione senza motivo. Lezione presieduta da Mauro Zarate, il più grande esperto in materia. Un numero dieci che non si è mai distinto per l’altruismo, e nemmeno per la scelta degli avvocati.

Ricapitoliamo tutto il percorso che ha portato Maurito ad essere un calciatore fantasma, o meglio un ex giocatore. Colui che in ogni squadra lascia un cattivo ricordo e un processo pendente.

Dopo la perle viste nel suo primo anno italiano, la prima da vero fenomeno ce la regala il 14 marzo 2010. Quel giorno Maurito Zarate fa una scelta di grande coraggio e appartenenza. Insieme ad un altro personaggio di grande spessore, Renata Polverini, decide di seguire la partita Lazio-Bari dalla curva Nord, insieme al suo popolo e ai suoi tifosi. Peccato che, diversamente dalla Polverini presente proprio per quello, Maurito ignora la sfrontatezza politica di gran parte degli ultras laziali, e rimane coinvolto in un brutto episodio. Istigato, con modi poco ortodossi, dai tifosi biancocelesti, fa il gesto del saluto romano, riuscendo ad umiliarsi più della Lazio di quell’anno che quel giorno con il Bari si giocava la salvezza. Deferimento e 10 mila euro di multa all’argentino, la sua risposta: “Ero consapevole del senso politico del saluto romano, ma l’ho fatto perché pressato da alcuni tifosi al mio fianco”. Campione di sagacia.

Mauro Zarate con i suoi "compagni"

Mauro Zarate con i suoi “compagni”

Campione di professionalità invece dimostra di esserlo l’anno dopo. Prima segnale a gennaio, con una visita fissata alle 17 alla clinica Paideia. Il fenomeno argentino si presenta alle 20 chiedendo: “Come mai non c’è più nessuno?”. Qualche mese dopo arriva con un’ora di ritardo all’allenamento. Invece di tacere e chiedere scusa spiega ad Edy Reja: “Mi ero scordato che c’era allenamento”. Una giustificazione degna del più simpatico degli alunni delle medie.

Dopo le perle regalate con la maglia della Lazio, Zarate approda a Milano, sponda nerazzurra, cercato (inspiegabilmente) per tappare i buchi offensivi dopo una campagna acquisti ridicola. Maurito parte per la Lombardia già deprezzato di diversi milioni, e con un riscatto (alto) da guadagnarsi. Sembra l’occasione giusta per tornare il presunto campione di cui tutti parlano, cambiare aria per espiare le colpe umane e sportive di cui si è macchiato. E invece niente. L’avventura nerazzurra finisce con due gol in ventidue presenze, e meno passaggi delle apparizioni. Il pagamento del riscatto non passa neanche nell’anticamera del cervello dei dirigenti interisti. L’unico sussulto il super gol vittoria contro il Cska Mosca in Champions League, che come risultato ha di far salire ancora più rabbia per lo stupro del talento.

Dopo la depressiva parentesi all’Inter, Zarate torna alla Lazio. Si inizia a dire “Piace a Petkovic”, “Rientra bene negli schemi della squadra”. Si magari piace pure a Petkovic, il problema è che lo odiano tutti gli altri. I giocatori lo detestano dopo che l’argentino non è andato a salutarli negli spogliatoi durante Lazio-Inter. I tifosi lo evitano per la fuga da traditore all’Inter. I dirigenti, che l’olfatto tecnico ce l’hanno per deformazione professionale, lo disdegnano e addirittura uno di loro dichiara rassegnato: “Mauro verrà con noi ad Auronzo, e chi se lo compra?”.

Da allora Maurito non vedrà più un campo di calcio. E’ da qui che inizia la seconda vita di Zarate, dopo quella da calciatore professionista (se lo è mai stato), comincia quella di blogger, omofobo, evasore, misantropo.

Della sua vita da blogger ricordiamo il celebre tweet: “In partenza per Roma! A fare il ‘Pastore di Formello’ per un anno!!!”. Frecciatina a Lotito durante la loro guerra sul contratto. Frecciatina (forse inconsapevole) anche ai tifosi laziali, spesso accusati di vivere fuori dalla città.

Aforismi Zaratiani

Così parlò Zarate

Di quella di omofobo non possiamo non citare, sempre attraverso Twitter, l’esilarante scambio di battute avuto con un tifoso romanista, con una replica degna del più puntiglioso teenager. “Sei una pippa, vattene da Roma”, scrisse il supporter. Maurito si sentì colpito nell’orgoglio e rispose “Con quella foto è normale che sei un frocio”(la foto ritraeva Francesco Totti). Dopo il saluto romano lo stile era già inciampato, qui stramazzò proprio a terra. Una risposta che scatenò l’ilare ira della rete. Sia per la forma, con l’asso argentino che scrisse “froccio” con due “c”, sia per il contenuto, al quale si replicò con la frase che divenne un celebre detto: “Meglio ricchione che Zarate”.

Lo Zarate evasore si rivelò al mondo a fine 2012, quando Mauro risultò tra gli 11 mila contribuenti negligenti dell’Agenzia delle entrate argentina. Una figura più grande dell’ammontare del debito, 15mila pesos (3000 euro), che accomunò lui e il fratello, anche quest’ultimo ladro dello stato.

L’ultima finta all’avversario, che ormai è diventata la Lazio, la compie a marzo di quest’anno. Alla vigilia di Lazio-Inter il giocatore è malato, ha un certificato medico, non può giocare. Maurito decide di andarsi a prendere l’aspirina alle Maldive. Sfortuna sua un tifoso lo vede al mare e chiama in radio, mettendo fine alla farsa e facendo infuriare Lotito. Storia di un matrimonio già esploso. Già tempo prima i tifosi laziali avevano detto basta. A gennaio prima della sfida con il Cagliari la curva Nord espose uno striscione pesante contro quel mezzo giocatore che non volevano più.

L'epitaffio della storia d'amore tormentata tra Zarate e la Lazio

L’epitaffio della storia d’amore tormentata tra Zarate e la Lazio

Adesso Zarate non è più un giocatore della Lazio, o forse si, non lo sappiamo ancora. Si allena con il Velez ma ha perso la causa di mobbing intentata contro Lotito, che muore dalla voglia di riabbracciarlo e lasciarlo a pascolare le pecore. L’Odissea giudiziaria di Mauro Zarate rende l’idea anche la sua carriera da calciatore: sconclusionata, dispersiva e destabilizzante. Un giocatore che nonostante i travagli è riuscito ad insegnare molto dalla sua carriera, ci ha insegnato tutto quello che un giocatore non deve fare.

Francesco Cianfarani  (Twitter: @cianfaranist)