Il sogno…

“Se quel Bari-Inter non ci fosse stato sarei diventato un rapinatore, o uno scippatore, comunque un delinquente. Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda.”

Stadio San Nicola, Bari-Inter, quel momento che tutti sognano, quel goal che quando siamo bambini speriamo di poter fare, quella svolta nella vita che non ti aspetti.

Era il 18 dicembre 1999, una settimana dal Natale, un ragazzo che non si sarebbe aspettato nulla sotto l’albero, riceve invece il più bel regalo di sempre. Antonio Cassano, minuto 88, ancora 17enne, mentre tutti si aspettavano una magia degli interisti Baggio e Recoba, il gioco di prestigio lo fa lui. Perrotta lo serve con un lancio di 50 metri, porta avanti la palla prima con il tacco e poi con la testa (da quel momento è diventato il controllo alla Cassano), trova un varco sulla sinistra, entra in area, passa tra Blanc e Panucci e batte Ferron.

Il sogno che si avvera, è diventato un calciatore, da quel momento non sarà nulla come prima. Ancora giovanissimo, ha coronato il sogno di poter esultare sotto la sua curva, sotto i suoi tifosi, amici e parenti. Non si sarebbe mai aspettato di avere davanti a se una strada piena di successi e grandi squadre.

Un ragazzo col destino segnato, nato il giorno dopo la vittoria dell’ Italia nel Mondiale ’82, durante la sua prima intervista, subito dopo la Sua Partita fa trasparire tutta la sua emozione e confusione:

“Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato anche perché non so fare nulla. A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario me ne mancano ancora 8, prima di pareggiare.”