Father and Son, Cesare Maldini – Paolo Maldini

LA RUBRICA CHE RIPERCORRE LE MIGLIORI COPPIE PADRI/FIGLI NELLA STORIA DELLO SPORT.

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Il figlio che supera il padre. Sarebbe riduttivo racchiudere in questo modo la storia sportiva della famiglia Maldini. Non solo per l’immensa grandezza di Paolo, ma anche per la straordinaria carriera da giocatore ed allenatore di Cesare.

Cesare Maldini nasce a Trieste nel 1932 e cresce calcisticamente proprio nella squadra della sua città, la Triestina. Le porte del grande calcio gli si aprono nel 1954, quando arriva a Milano, sponda rossonera. In rossonero ricopre ogni ruolo: terzino destro, stopper, libero, allenatore in seconda, allenatore, direttore tecnico, responsabile degli osservatori. Difensore bello, classico, elegante ed alto per l’epoca, visti i 182 centimetri. Dall’area non spazza, ma esce a testa alta, palla al piede. Per il solito scherzo del destino esordisce proprio contro la squadra dove è cresciuto il 19/09/1954: Milan-Triestina 4-0. Colleziona 412 presenze, 3 reti, 4 scudetti, 1 Coppa Latina, 1 Coppa dei Campioni, quella del ’63, dopo aver perduto la finale del ’58 con il Real. È il primo italiano ad alzare l’argentea coppa, in uno splendente pomeriggio londinese.

Mondiali '98: Cesare Maldini con il figlio Paolo

Mondiali ’98: Cesare Maldini con il figlio Paolo

 

Brillante anche il suo curriculum da allenatore: il Mundial ’82 da spalla di Bearzot, tre titoli europei con l’Under 21, i quarti di finale da ct nel ’98, dove allenò per la prima volta il figlio, fuori ai rigori con la Francia. Testimone di un’epoca, Cesarone ha avuto la fortuna di vedere uno dei suoi sei figli, Paolo, per lui Paolino (come non ricordare l’imitazione di Teo Teocoli?), ripercorrere le sue orme per poi superarlo. Il numero 3 rossonero è una delle colonne portanti della società di via Turati, pilastro irrinunciabile, bandiera della squadra milanese che sotto la sua protezione, ha conquistato, fra coppe e scudetti, i più importanti traguardi calcistici pensabili per un club.

Debutta in Serie A a soli 16 anni, chiaramente con il Milan, nel lontano 20 gennaio 1985, in una partita con l’Udinese finita 1 – 1. A lanciarlo è lo scorbutico Nils Liedholm, un uomo del Nord, apparentemente freddo, che però sa vedere a fondo nel cuore degli uomini che ha a disposizione. E di Maldini Liedholm capisce subito il temperamento e la generosità nonché la già straordinaria correttezza in campo, una caratteristica poi mantenuta nel tempo, che ne fanno un campione anche come persona.

Universalmente considerato come uno dei difensori più forti della storia, si distingueva per la dimensione globale del suo gioco: alto, potente, veloce, buon colpitore di testa sia nella sua area che in quella avversaria, efficace nel tackle e con preciso tocco ambidestro. Già, perchè in molti pensavano che Maldini, per una vita impiegato come terzino sinistro, fosse mancino. Niente di più sbagliato. Era destro naturale. Fu proprio il padre ad insegnargli, sin da piccolo ad usare entrambe i piedi. E lo fece bene, a giudicare dai risultati: 7 Scudetti, 5 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Italia, 5 Coppe Campioni, 5 Supercoppe europee, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa del Mondo per club. Tutte con il Milan, in 25 stagioni e 902 partite ufficiali. Chapeau…

 

Dario Intorrella – Icampionidellosport