I Bidoni del Calcio, Mendieta

90 miliardi di buoni motivi per ritenerlo uno dei flop più grandi della storia del calcio.

Gaizka Mendieta, il giorno della presentazione a Formello

Gaizka Mendieta, il giorno della presentazione a Formello

“Mendieta e’ un fenomeno. Lo scoprirete”
(Amedeo Carboni, dirigente Valencia)

“Non sono venuto con l’idea di andar via tra due o tre anni. Restero’ a Roma almeno cinque anni”
(Gaizka Mendieta)

“Crede che l’adattamento di Mendieta sia difficile per via del suo fisico? E’ troppo basso?” “Più che basso, direi che è basco”                                                             (Vincenzo D’Amico, ex giocatore Lazio) 

“Non pensavo che il campionato italiano fosse cosi’ duro”
(Gaizka Mendieta, 15/02/2002)

“Ma siamo sicuri che è lo stesso che giocava col Valencia? Secondo me c’hanno mandato il gemello scarso…”. Per le strade di Roma, sponda biancoceleste del Tevere, è stata la frase più gettonata della stagione 2001-2002. Già, perchè la versione valenciana del biondo centrocampista classe 1974  è stata una degnissima rappresentazione del gioco del calcio, di un campione che si era attirato le mire di mezza Europa pallonara.  Sangue e orgoglio tutto basco, Gaizka Mendieta Zabala nasce a Bilbao, come a dire “che più basco non si può“. Cresce calcisticamente nel club del Castellon per poi sbocciare come un fiore in primavera nel Valencia. Il buon Gaizka si trasferisce in Costa Blanca nel 1992, ma dovranno passare un po’ di anni prima che la sua classe e la sua tenacia escano alla ribalta. Il 1999 è l’anno della svolta e del processo che lo porterà alla consacrazione calcistica, in Spagna come in Europa. Col suo Valencia vince la Coppa del Re e la Supercoppa Europea, conquistando una storica qualificazione in Champions League. Mendieta diventa capitano e leader massimo dei bianchi, allenati dall’Hombre vertical Hector Cuper, trascinandoli per due volte consecutive in finale. Risultato? Entrambe le volte sconfitti, prima dal Real Madrid, poi dal Bayern Monaco.

Ma come si incrociano le strade della Lazio con quelle di Mendieta? La società biancoceleste è una delle “sette sorelle”, guidata dal presidente più amato della storia della Lazio, quel Sergio Cragnotti che aveva nel colpo di mercato inaspettato il suo marchio di fabbrica. Uno che non parlava in latino, ma che sganciava la grana. Vieri, Salas, Crespo, Veron e Nedved sono solo alcuni dei grandi colpi che riuscì a realizzare. Nell’estate del 2000 arrivano alcune brutte sorprese per i tifosi laziali: Juan Sebastian Veron, idolo e protagonista dello scudetto del 2000, viene ceduto al Manchester United per 28 milioni di sterline. Poi, a sorpresa, persino Pavel Nedved fa le valigie. Il ceco, dopo aver firmato il prolungamento di contratto,accetta la proposta irrinunciabile della Juve di Moggi, che lo porta a Torino per 70 miliardi di lire. Per rimediare ad un evidente indebolimento della squadra ed a un conseguente malumore della piazza, Cragnotti è costretto a correre i ripari ed è lì che decide portare a Roma il miglior centrocampista europeo del momento: Gaizka Mendieta.

mendieta

Appena eletto miglior giocatore della Champions League 2000/01, conteso dai migliori club d’Europa, diventa il cruccio di Cragnotti, che pur di averlo offre 90 miliardi al Valencia. Il giocatore, d’altronde, sembra quanto meglio possa offrire il calcio moderno: completo, in grado di ricoprire le varie zone del centrocampo, con grande visione di gioco, notevole tiro da fuori, abilità negli inserimenti, fiuto del gol, freddezza dal dischetto e preciso sui calci di punizione.

L’acquisto è accolto con grande soddisfazione dalla piazza e calma gli animi. Dino Zoff, tecnico dei biancocelesti, è più scettico e sin da subito si pone il problema della collocazione del giocatore. Almeno nelle prime tre giornate di campionato, prima che il tecnico venga esonerato e sostituito da Alberto Zaccheroni. Anche per “Zac” il problema è il medesimo, dove mettere Mendieta? Laterale a destra o centrale di centrocampo? Lo spagnolo non convince in nessuna posizione, anzi… Il trascinatore della squadra ammirato a Valencia sembra un timido esordiente alle prime armi che si deve confrontare con grandi campioni. I passaggi sono per lo più sbagliati, gli inserimenti nell’area avversaria sono pochi se non nulli.Delle reti poi, nemmeno l’ombra. In una stagione in cui la Lazio si arrabatta per cercare un posto in Coppa Uefa, la presenza di Mendieta si fa via via meno indispensabile, portando infine il giocatore ad essere ai margini della squadra. Alla fine del campionato saranno per lui 27 le presenze tra campionato e Champions League, con nessun gol all’attivo. Numeri freddi, freddissimi se paragonati alla media che aveva in Spagna fino a un anno prima. Per la cronaca furono 13 le reti realizzate al Valencia nella stagione precedente, addirittura 19 due stagioni prima e 12 nel 1999. Un crollo verticale che non può essere spiegato solamente dl trasferimento in un altro campionato.

Nel contratto d’acquisto, il Valencia pretese una clausola che escludesse una possibile cessione futura al Real Madrid, con una penale onerosissima pendente sulla Lazio in caso di violazione dell’accordo. Così i biancocelesti, dopo solo un anno, piazzarono il giocatore in prestito al Barcellona, sperando che l’aria di Spagna potesse giovare al buon Gaizka, il quale gioca una stagione non certo brillante, se pur migliore rispetto a quella con Lazio. Non che ci volesse molto. Il Barcellona, al tempo ancora lontano dall’essere la superpotenza che è oggi, chiude sesto in classifica, non si qualifica alla Champions League e decide di non riscattare Mendieta. La Lazio, nel frattempo, sprofonda nella crisi economica in seguito al crack Cirio e deve liberarsi assolutamente dell’ingaggio pesante, ben 4 milioni di euro, che si porta dietro il biondino . Interviene il Middlesbrough che prende il giocatore, nuovamente con la formula del prestito. Mendieta, nella mediocrità generale della squadra, in qualche modo galleggia e si fa notare, togliendosi la soddisfazione di vincere la Coppa di Lega 2003/04, primo trofeo assoluto del club. Proprio questo storico evento convince i dirigenti del Boro a riscattare il cartellino del giocatore per intero. Mendieta giocherà sempre meno, per la verità fino al 2008: 73 presenze in 4 anni e una finale di Coppa Uefa raggiunta.

Per la Lazio, l’incubo Mendieta continuò sotto forme di rate ancora da pagare al Valencia. Per saldare completamente il debito, decide così di cedere agli spagnoli Stefano Fiore e Bernardo Corradi, autori di ottime stagioni in maglia biancoceleste. L’operazione si rivelò un successo per la Lazio, considerando l’opaco rendimento in Spagna di entrambi i giocatori, tanto da costringere il Valencia a disfarsene dopo appena un anno. Come dire: chi di bidone colpisce…

Dario Intorrella – Icampionidellosport