L’autogol che costò caro, Andrés Escobar

Usa ’94, un mondiale che tutti ricordano per la finale persa ai rigori contro un Brasile stellare. Molti rimpiangono quei rigori falliti da Baresi, Massaro e Roberto Baggio, ma tanti altri rimpiangeranno Andrès Escobargiocatore colombiano ucciso alla fine di quel mondiale a causa di un autogol.

La nazionale Colombiana, di certo non è stata una delle maggiori protagoniste sul campo, ultima posizione di classifica della fase a gironi (alle spalle di Romania, Svizzera e Stati Uniti). Purtroppo quella formazione verrà ricordata per la morte di un suo giocatore, Andrés Escobar, leader della difesa colombiana, ucciso il 2 luglio 1994 in un ristorante del quartiere di Las Palmas, a causa appunto di un autogol che per l’opinione pubblica era costato l’eliminazione della squadra dal mondiale.

USA V COLOMBIA

La Colombia dei primi anni 90 era terra di corruzione, narcotraffico e intrecci con la malavita. I cartelli della droga, si intrecciavano e diramavano le proprie attività coinvolgendo anche gli sport, principalmente ciclismo e calcio. I narcotrafficanti gestivano anche gruppi di scommesse e minacciavano calciatori ed allenatori attraverso estorsioni e rapimenti in modo tale da poter controllare il giro di soldi che garantivano le combine unite allo spaccio di droga e al denaro guadagnato dai riscatti.

Già prima dell’inizio del Mondiale la situazione era tesissima, l’allenatore della Nazionale fu stato minacciato di morte nel caso avesse convocato alcuni giocatori non graditi alla malavita. Inoltre fu rapito il figlio piccolo di un giocatore della Nazionale (Luis Fernando Herrera) che dopo un drammatico appello televisivo e dietro un enorme riscatto venne restituito.

Ma veniamo al tragico momento da ricordare.

Alcune ore prima del secondo match (il primo fu perso 3 a 1 contro la Romania) contro i padroni di casa degli Stati Uniti il 22 giugno, un fax anonimo scuote la selezione dell’allenatore Maturana. Nel fax si minaccia di far saltare in aria la casa dell’allenatore e di Gabriel Gomez, trentaquattrenne centrocampista. Dopo una riunione si decide di rispedire il giocatore a casa, già questo sarebbe un fatto assurdo.

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La Colombia comincia la partita con una tensione incredibile che va a capitolare nell’autogol di Andrés Escobar al trentaquattresimo del primo tempo. Escobar devia in rete un cross dalla sinistra che sarebbe andato a finire a fondo campo. Questa mazzata non può far altro che costringere la squadra alla resa (raddoppio statunitense all’inizio della ripresa e goal colombiano inutile sul finire del match).

Escobar fissa il vuoto sconsolato ma non può immaginare quale sarà il suo destino.

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Il 2 luglio 1994 dopo una cena in un ristorante di Las Palmas con la moglie Andrès Escobar viene avvicinato da un gruppo di uomini nel parcheggio del locale. Ad un certo punto il giocatore viene freddato dalla pistola di uno degli uomini.

La polizia colombiana riesce a prendere colui che sembra abbia compiuto l’omicidio, l’ex guardia del corpo Humberto Muñoz Castro, e lo condanna esattamente un anno dopo a 43 anni e 5 mesi di reclusione.
Apparentemente non vi è nessun collegamento ufficiale tra la morte del calciatore, il narcotraffico e le scommesse. Ma in molti sostengono che quella sconfitta costò al club degli scommettitori un ingente somma di denaro e questi gliel’avrebbero fatta pagare. Probabilmente non si saprà mai la verità su quest’omicidio. La Colombia ha ritirato per moltissimo tempo la maglia numero 2 dalla Nazionale.

E’ morto perché la triste realtà colombiana della delinquenza l’ha inghiottito. Ma lo sport deve essere sintomo di felicità, di sorrisi e di divertimento, un autogol non può assolutamente essere causa di tanta atrocità e dolore. Uno sport corrotto è sinonimo di una società corrotta.

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