Luis Nazàrio De Lima, l’unico Ronaldo, l’unico Fenomeno

“Ronaldo è il migliore, mi piacerebbe essere come Ronaldo” Cristiano Ronaldo

“Ronaldo è il mio eroe” Lionel Messi

“Impossibile comparare Ronaldo con qualcun altro, lui è il migliore” Pelè

Ronaldo esulta dopo il primo gol segnato in un mondiale, il gol dell'1-0 (3-0) contro il Marocco a Francia '98

Ronaldo esulta dopo il primo gol segnato in un mondiale, il gol dell’1-0 (3-0) contro il Marocco a Francia ’98

Brasile terra di samba, di mare, di belle donne, di carnevali, di Ronaldo. Oggi si racconta una storia speciale, una storia unica e romantica, tragica e gloriosa, bella e indimenticabile. Una storia su come cadere e rialzarsi, cadere ancora e rialzarsi ancora meglio. Una storia brasiliana. La storia di Luis Nazàrio de Lima, la storia del Fenomeno, l’unico vero Ronaldo.

Mai si sarebbe aspettato Ronaldo Valente, il medico che fece nascere il Fenomeno, che il nome che i genitori diedero al bambino in suo onore “professionale” sarebbe poi diventato un neologismo calcistico. Il dottor Ronaldo aiutò mamma Sonia a dare alla luce Luis Nazàrio de Lima il 22 settembre 1976. (Pochi giorni dopo nacquero Ballack, Totti e Schevcenko, una settimana niente male per il mondo del calcio)

Accadde in un piccolo quartiere nella zona Nord di Rio de Janeiro, con meno povertà delle favelas, ma una densità demografica preoccupante, il nome era Bento Ribeiro. La famiglia di Ronie non era poverissima, ma, come spesso nel Brasile di quegli anni, non attraversava un buon momento economico.

Ronaldo iniziò a toccare il pallone piccolissimo, inizialmente a piedi nudi, poi con un paio di scarpini regalati dal papà e in poco tempo diventati usurati. La prima esperienza fu in una squadra di futsal (calcio a 5), schierato addirittura come portiere. Notata la tecnica innata venne poi spostato in attacco dove fece da subito vedere il suo genio. A 16 anni cambiò regione e si spostò a Belo Horizonte, messo sotto contratto dal Cruzeiro. Lo sponsor fu un certo Jairzinho, campione del mondo a Messico 1970 e autore del gol della condanna italiana in finale. Nella prima stagione a Minas Gerais, lo stato brasiliano che ospita Belo Horizonte, Ronaldo divenne titolare e realizzò 12 gol in 14 partite. L’anno dopo fu protagonista assoluto della trionfale stagione del Cruzeiro, che grazie alle sue 22 reti in 18 partite vinse il Campionato Mineiro.

Quando Ronnie andò in Europa, ingaggiato dal Psv Eindhoven, ci arrivò da Campione del Mondo, anche se al Mondiale di Usa ’94 non scese mai in campo. Nelle due stagione di permanenza olandese, il Fenomeno mise a segno 54 gol in 57 partite, una media che continuava ad essere impressionante e che fece notare l’affare che aveva fatto la dirigenza del Psv a pagarlo 6 milioni di dollari. Il Barcellona infatti, nel 1996, dovette sborsarne ben 20 per accaparrarsi le sue prestazioni l’anno successivo. Squadra diversa, paese diverso, stessa, e impressionante, media gol. Nell’unica stagione catalana Ronnie fece esultare i suoi tifosi per ben 47 volte in 49 partite. Segnando il gol decisivo, su rigore, della Coppa delle Coppe che il Barca vince contro il Paris Saint-Germain e aggiudicandosi il titolo di Pichichi (capocannoniere della Liga spagnola).

Mentre Ronnie spiazzava Bernard Lama a Rotterdam e alzava la Coppa delle Coppe, c’era un signore che davanti alla tv si stava innamorando di quel campione semplice e gentile, intelligente ed imprendibile, decisivo e vincente. Quell’uomo era uno degli uomini più passionali del mondo del calcio, era Massimo Moratti.

Ronaldo con il suo primo Pallone d'Oro (1997)

Ronaldo con il suo primo Pallone d’Oro (1997)

Non ci pensò due volte il presidente dell’Inter a pagare la clausola rescissoria di 48 miliardi di lire. Soldi spesi bene dal patron nerazzurro, che l’anno dopo ottenne la vittoria della Coppa Uefa (3-0 a Parigi contro la Lazio e ultimo gol di Ronaldo). Non andò così bene in campionato, che finì tra le polemiche del famoso fallo di Iuliano su Ronaldo che, in maniera indiretta, diede il tricolore alla Juventus. Quell’anno il Fenomeno, nonostante fu battuto da Bierhoff nella classifica marcatori della Serie A, fece vedere il suo meglio e ottenne il suo primo Pallone d’Oro. Una stagione esaltante che faceva prevedere anni magici con la maglia della squadra milanese. E invece Ronnie, da simbolo della fortuna e del successo, divenne simbolo della sfortuna e del destino crudele. Tutto iniziò il 21 novembre 1999, quando, contro il Lecce, Ronaldo si lesionò il tendine rotuleo del ginocchio destro. Ci vollero sei mesi e un intervento chirurgico prima di rientrare in campo, il 12 aprile 2000, a Roma contro la Lazio nella finale d’andata di Coppa Italia. Tutto il mondo era contento quel giorno, un campione che torna a far emozionare grandi e piccini, per regalare ancora gioie ai suoi tifosi, dolori agli avversari ed emozioni a tutti gli appassionati di calcio. La contentezza generale durò soli 6 minuti perchè, destino sbagliato, il ginocchio cedette ancora e il tendine rotuleo stavolta si ruppe definitivamente.

Un altro anno di attesa per tutto il mondo del pallone, ma soprattutto per lui, nato e cresciuto con la palla al piede. Tornò ad insegnare calcio nelle ultime partite della stagione 2001/2002, con l’Inter di Cuper al comando. Fu ancora decisivo Ronnie, anche se il rapporto con il tecnico argentino non era dei migliori. L’ultima partita in nerazzurro fu quello sciagurato 5 maggio 2002 in cui l’Inter perse lo scudetto con una sconfitta incredibile. 4-2 contro una Lazio già piazzata in classifica e tutto lo stadio Olimpico nerazzurro. Le sue lacrime a fine partita sono qualcosa che ormai appartiene alla storia.

Ma l’esempio più grande che Ronaldo ha dato nella sua carriera è stato proprio il sapersi sempre rialzare dalle sfortune e dalle delusioni. Dopo il trauma interista c’è il Mondiale in Giappone e Corea del Sud, c’era chi pensava a strascichi psicologici. Invece Ronaldo si prende tutto, classifica marcatori, coppa del Mondo e Pallone d’oro. 8 gol nella competizione di cui due in finale con la Germania, coppa alzata al cielo da protagonista e un capitolo intero della grande storia del gioco del pallone.

Ronaldo e Rivaldo baciano la coppa del Mondo appena vinta. Il Fenomeno con i capelli a mezzaluna, simbolo di quel mondiale

Ronaldo e Rivaldo baciano la coppa del Mondo appena vinta. Il Fenomeno con i capelli a mezzaluna, simbolo di quel mondiale

Quando alza la Coppa, Ronaldo è ancora un giocatore dell’Inter. Il trasferimento al Real Madrid arriverà infatti alle 23:05 del 31 agosto 2002, nell’ultima ora disponibile alle squadre per trattare. Un addio triste e movimentato, dopo la rottura con il tecnico interista Cuper e la trattativa senza fine tra Inter e Real. Alla fine Moratti, signorilmente, fa uno sconto a Florentino Perez per accomodare la volontà del giocatore, 47 milioni di euro, di cui 12 da versare a gennaio.

Ronaldo arriva nel Real Madrid più forte degli ultimi quarant’anni, fresco vincitore della Champions League e della Supercoppa Europea. Con Ronnie i blancos conquistano, quello stesso anno, la Coppa Intercontinentale. Il Fenomeno il 17 dicembre alza il suo secondo Pallone d’Oro, salutando nel migliore dei modi un anno iniziato male e finito come l’anno migliore della sua storia calcistica.

L'esultanza classica di Ronaldo al Real Madrid

L’esultanza classica di Ronaldo al Real Madrid

L’anno dopo arrivò anche la Liga per il Real Madrid di Ronaldo, che mise a segno 30 reti stagionali di cui 23 in campionato. L’anno dopo i blancos non riuscirono a ripetersi, ma per Ronnie arrivò il secondo titolo di Pichichi, con 24 gol, dopo quello vinto con il Barcellona. Partì da Madrid dopo 4 stagioni e mezzo, e 104 gol in 177 partite, lasciando un’altra città ancora follemente innamorata.

La destinazione è un’altra squadra fresca vincitrice della Champions League, il Milan di Carlo Ancelotti, che lo ingaggia a 7,5 milioni di euro. Un colpo al cuore per i tifosi interisti, poi tramortiti dal gol che Ronnie segna, esultando, al derby. L’avventura al Milan però, nonostante il grande inizio con 7 gol in 14 partite che aiutano i rossoneri a qualificarsi in Champions, non è fortunata. Una serie di infortuni falcidia il brasiliano, fino al più grave, ancora al tendine rotuleo, stavolta sinistro, che sancisce l’addio di Ronaldo al calcio europeo.

Dopo essere rimasto quasi un anno senza contratto, per la prima volta da quando è giocatore, Ronaldo asseconda la saudade del Brasile e firma con il Corinthians. Nessuno azzarda previsioni sulla condizione del Fenomeno dopo l’ennesimo infortunio. Per l’ennesima volta Ronnie stupisce tutti. Vince da protagonista una Coppa del Brasile e un campionato Paulista, di cui viene eletto miglio giocatore. Due anni e mezzo nel Corinthians, 69 partite, 35 gol. Ronaldo è sempre lui, fino al giorno di San Valentino del 2011, giorno in cui decide di ritirarsi per combattere un problema di ipertiroidismo, impossibile da curare da giocatore, in quanto i farmaci sono considerati doping.

Ronaldo in una delle ultime apparizioni con il Corinthians

Ronaldo in una delle ultime apparizioni con il Corinthians

Finisce così la carriera di un nuovo Pelè, un nuovo Maradona, un campione senza tempo e senza età. Capace di fare mambassa di ogni competizione mondiale. Un animale da Mondiale, dov’è ancora il marcatore più forte di sempre, con 15 gol. L’unico che riusciva a mettere d’accordo interisti e juventini, brasiliani e argentini, danzatori di salsa e di tango, Barcellona e Real Madrid. Uno di quei giocatori per cui vorresti che il tempo si fermasse, che giocasse per sempre. Un fenomeno planetario che ha segnato più di un’epoca sportiva. Il calcio moderno è Ronaldo, solo che lui ci è arrivato vent’anni prima.

Francesco Cianfarani