I Bidoni del Calcio, Winston Bogarde

Il paracarro più ricco della storia

Winston-Bogarde

«Bogarde e Reiziger credo siano stati ingaggiati solo per far piacere ai loro amici»
(Marcel Desailly, centrocampista Chelsea)

«A Milano non mi sono mai sentito a casa, troppa nebbia, una citta’ fredda. Mi piacevano solo la cucina e la moda»
(Winston Bogarde)

Il personaggio più curioso che invece le sia mai capitato di incrociare a Milanello?” “Bogarde. Credo di non avere mai sentito la sua voce“. Parole e musica firmate Billy Costacurta, uno che, in linea di massima, qualche stagione nel Milan l’ha giocata. Ma questo non basta per descrivere un olandesone bello e grosso che è stato baciato ripetutamente dalla dea bendata. Già, perchè qui si parla del più grande parassita del calcio mondiale, si racconta del Paperon de’ Paperoni più sopravvalutato della storia, qui si celebra il re dei paraculi.

I ricordi dell’era marchiata da Rijkaard, Gullit e Van Basten erano ancora vivi a Milanello, così Adriano Galliani decise di pescare nuovamente in Olanda. Il Milan aveva perso la finale di Coppa dei Campioni proprio contro l’Ajax dei giovanissimi di Louis Van Gaal, tra i quali spiccavano Davids, Seedorf, Overmars e Litmanen. Arrivò un altro trio di olandesi, purtroppo per i tifosi rossoneri di tutt’altra pasta: un tris di Bidoni. Tra di loro spicca Winston Bogarde, colossale difensore paracarro con il quale il Milan era convinto di aver assicurato il reparto, insieme al terzino-tricheco Reiziger. A completare il terzetto quel Patrick Kluivert, parzialmente riscattatosi successivamente nelle fila del Barcellona, che nessun tifoso rossonero ha mai rimpianto. A dir la verità arrivò anche Davids, se non fosse che Galliani dopo soli 3 mesi lo spedì a Torino, lasciando andare via l’unico buono. Ma questa è un’altra storia.

Il nativo del Suriname era olandese d’importazione, e si presentò con un curriculum di tutto rispetto: due Scudetti, una Supercoppa d’Olanda, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea e una Coppa Intercontinentale con i Lancieri di Amsterdam, condite da 20 presenze tra il 1995 e il 1998 con la Nazionale Oranje. Arrivato per lasciare il segno, si rivelò subito per quello che era: il più grande fautore della cazzata quando meno te lo aspetti. Non ci mise molto a mettere in mostra le sue capacità: la partita fu la stupidissima Coppa Centenario giocatasi a Belo Orizonte contro l’Atletico Mineiro, il 3 Agosto 1997:  regalata la palla all’attaccante avversario, il conte Winston decise di gambizzarlo, beccandosi un rosso più unico che raro durante un’amichevole estiva. Non soddisfatto di questo suo gesto inaugurale, in campionato decise di ripetersi contro l’Udinese, regalando il pallone della vittoria all’incredulo centravanti friulano Oliver Bierhoff, dopo essersi inventato uno scellerato retropassaggio verso Taibi, degno delle Comiche di Pozzetto e Villaggio. Un piccolo record, considerato che scese in campo solo 3 volte, più 1 in Coppa Italia.

Denominato il “Pisolo di Riace” per la non memorabile prontezza di riflessi, fu spedito alla corte del mago Van Gaal, suo ex allenatore ai tempi dell’Ajax, trasferitosi sulla prestigiosa panchina del Barcellona. Per la modica cifra di 7 miliardi tornò a fare compagnia  a Michael “più denti che tackle” Reiziger. Il nuovo connubio con Van Gaal sembrò ridare lustro a questo pietrone grezzo che a tutto somigliava tranne che ad un gioiello, nonostante più volte lo stesso Bogarde avesse dichiarato di “non capire i complicati schemi di Louis”. L’esperienza in Catalogna fu infatti positiva e ricca di successi, almeno nella prima parte: 40 presenze in 2 anni, 2 scudetti, una Supercoppa UEFA ed una Coppa di Spagna. Mica male per uno che non sapeva minimamente cosa fosse il calcio, a meno che non si parlasse di quelli negli stinchi degli avversari. Complice però un serio infortunio alla caviglia, ma più probabilmente complice la sua inaudita scarsezza, Bogarde terminò la sua esperienza al Barça da comprimario, prima in panchina e poi definitivamente in tribuna. Alla fine la società, di comune accordo col giocatore, gli rescisse il contratto lasciandolo libero di accasarsi dove volesse, e fu lì che Bogarde fece il colpaccio.

Bogarde

Attratto dalle sirene inglesi, ma soprattutto dalla sterlina, Winston riuscì addirittura a far scatenare un’asta, come quando ci si imbatte in un oggetto farlocco e lo si acquista solo perché il vicino di sedia spara prezzi assurdi e pare sapere il fatto suo. Così, innervosito dai continui rilanci del Newcastle, il Chelsea riuscì ad ingaggiarlo offrendogli un quadriennale praticamente al doppio di quanto stabilito inizialmente. Ha un ingaggio di circa 240mila euro al mese, fanno 8571 euro e spiccioli al giorno: volendo potrebbe comprarsi una Fiat Panda usata ogni mattina, ma non lo fa. Si allena poco, si allena male, in più è pure scarso, il che in effetti non aiuta. In quattro anni guadagnerà 12 milioni di euro, premi esclusi, giocando un totale di 12 partite: il calcolo è facile…

La squadra londinese, capito l’errore provò sin da subito a venderlo, ma come costringerlo a fare le valigie? Forte di un contratto milionario, Bogarde era inattaccabile e di certo non aveva alcuna voglia di rinunciare ai suoi milioncini: “con la firma del contratto quel denaro è già mio”, dichiarava Bogarde, “Perché dovrei rinunciarvi?”. Ed in fondo non aveva tutti i torti. Finiti i 4 anni al Chelsea, Bogarde ottenne di allenarsi con l’Ajax, pur non riuscendo mai ad ottenere un contratto: i Lancieri se ne guardarono bene. Nel 2005 si ritirò dal calcio giocato: la fortuna era finita.

Dario Intorrella – Icampionidellosport