I Bidoni del Calcio, Fabio Junior

Il clone sbagliato di Ronaldo, da Uragano azzurro a tiepido venticello.

 

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“Diventera’ una delle stelle del calcio mondiale. Io sono convinto che trionfera’ in Europa, anzi, dopo un po’, ne sono certo, fara’ sensazione, come Ronaldo e forse di piu’”
(Zeze’ Perrella De Oliveira Costa, Presidente Cruzeiro)

“Appartiene alla categoria dei giocatori che possono lasciare il segno nelle squadre dove vanno. Ha un bel fisico, e’ forte, bravo di testa, provvisto di buoni movimenti”
(Zico)

“So usare ambedue i piedi, nulla mi fermera’”
(Fabio Junior Pereira)

Forse siamo di fronte al bidone per antonomasia. Di quelli che, se ci fosse una scuola, sarebbero i primi della classe. Il primo per manifesta superiorità. Esistono calciatori che di punto in bianco si impadroniscono del palcoscenico calcistico e quasi sempre ciò avviene senza che abbiano combinato niente di eccezionale su di un campo di calcio. La cosa normalmente avviene quando ormai i giochi sono fatti e i giornali non hanno argomenti interessanti da trattare con i quali riempire le pagine. Almeno per Fabio Junior accadde così: dall’oggi al domani questo giovane attaccante brasiliano passò dall’anonimato più assoluto ad oggetto del desiderio conteso, almeno a parole, dai principali club del panorama calcistico europeo.

La stagione è quella post-mondiale francese del 1998 – 1999. E’ il periodo delle “sette sorelle”, in cui i Presidenti si sfidavano a colpi di mercato plurimiliardari. L’Inter compra Ronaldo, il Milan Bierhoff, la Juve Inzaghi, la Lazio addirittura sia Salas che Vieri. La Roma, con Zeman in panchina, in quel periodo si trova estremamente indietro ed a gennaio il Presidente Sensi decide di voler dare una scossa: un acquisto che infiammi la piazza. Il tecnico boemo chiede espressamente Andriy Shevchenko, emergente attaccante ucraino in forza alla Dinamo Kiev, acquistato dal Milan solo sei mesi più tardi, ma ai piani alti non vogliono saperne: ci vuole un campione, e quel campione è identificato in Fabio Junior.

E’ dura fare il mestiere del calciatore quando si è brasiliani, attaccanti, rasati (o pelati) e magari dotati di una buona progressione. Lo è ancor di più se lo si fa nel Cruzeiro, la squadra che lanciò il Fenomeno. La sua fregatura, fu proprio quella, essere accostato a Ronaldo. Stessa squadra, stessa trafila, stesso ruolo, stesse coincidenze, come se il destino si fosse divertito a fargli credere che….

Fabio Junior, però, ci mise anche del suo: si rasò i capelli e si inventò il soprannome di “Nuovo Fenomeno”, ultima e decisiva pennellata di una carriera scritta con l’inchiostro simpatico. Il più è fatto, pensò. Ed in effetti tanto bastò alla Roma per convincere (?) la squadra di Belo Horizonte a lasciarlo partire,  per la modica cifra di 36 miliardi di vecchie lire.

 Ha 22 anni, ed alle spalle 18 goal in 37 partite con la maglia del Cruzeiro e nulla più. L’attaccante brasiliano, supportato dalla stampa romana (che gli dedica anche una videocassetta che rimarrà negli annali dei tifosi giallorossi), colpisce sin da subito l’affetto dei tifosi giallorossi a suon di dichiarazioni che fanno ben sperare: “Non ho dubbi, sono il miglior calciatore del Brasile.” disse in un proverbiale slancio di modestia, “Ronaldo? Non so cosa giri nella sua testa, so cosa gira nella mia e posso dire di essere il più forte di tutti“. Cosa dire di fronte a tanta sfrontatezza? E se davvero fosse uno che fa la differenza? In effetti la fece, ma non in positivo.

Non avendo ancora digerito la delusione per il mancato arrivo di Shevchenko, Zeman non si mostra molto propenso a far giocare il ragazzo. Le cose non migliorano con il passare dei giorni, al punto che il tecnico di Praga, interrogato sull’ennesima esclusione della punta carioca, precisò: “Non sa fare quasi niente e non ha la minima voglia di imparare”. Il boemo non aveva tutti i torti. Descritto come “un Ronaldo più forte di testa e più bravo nel giocare spalle alla porta” era grande, grosso e con una tecnica approssimativa, decisamente atipica per un centravanti della Nazionale brasiliana. Oltre che impacciato nel controllo di palla, il povero Fabio Junior sembrava a disagio anche nella corsa. Memorabile la sua fuga in solitario verso la porta avversaria, contro la Fiorentina, terminata con una carambola e relativa caduta tra il comico ed il grottesco.

Alla prima gara il ‘nasuto’ brasiliano va però subito in gol contro la Sampdoria e la Roma vince 3-1. Un esordio spumeggiante al quale però non riesce a dare seguito, e giocando solamente altre 7 gare, andando a segno 3 volte. L’anno successivo è quello dell’approdo a Trigoria di Fabio Capello, che subito si rende conto che le qualità tanto descritte dalla stampa romana non trovano un minimo riscontro col calciatore. A Roma, Fabietto, si rende noto più per le pessime gare che per altro: il suo punto forte sono i retropassaggi, dote imprescindibile per un attaccante. Fabio Junior era più pericoloso per la Roma che per le squadre avversarie. Capello impiegò poco tempo a sbarazzarsi di lui, dando il via ad una girandola di trasferimenti pluriennale. Alla fine la Roma scoprì di aver pagato ogni suo inutile gol la bellezza di 9 miliardi.

Dopo la parentesi italiana se ne ritorna mestamente al Cruzeiro, che ancora sta contando i soldi del sopravvalutatissimo affare con la società giallorossa. In 18 gare Fabio Junior ritrova la sua vena realizzativa segnando 9 gol e vincendo la Coppa del Brasile. Ma l’avventura al Cruzeiro dura poco e Fabio Junior fa prima il giro del paese poi un po’ il giro del mondo vestendo le maglie del Vitoria SetubalAl-WadhaBochumHapoel Tel-AvivBahia e poi un ritorno in Brasile nelle serie minori con la maglia del Santo AndrèBrasiliense e America MG. I risultati, nemmeno a dirlo, non sono stati propriamente da grande attaccante.