Il bianco di Wimbledon, perché?

Una tradizione che è diventata regola

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Wimbledon – Quando entrano nel Centre Court, sono il simbolo dell’eleganza nel tennis, tutti in bianco, nessuna stravaganza, nessun eccesso e diciamolo anche, nessun orrore.

Le tenniste e i tennisti di tutto il mondo accettano sempre volentieri questa regola, una regola diventata tale solo dopo che per decenni era stata una semplice tradizione.

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Correva l’anno 1877, quando si svolse la prima edizione del torneo. Il tennis in quell’epoca era uno sport esclusivamente per ricchi e aristocratici, tutti i tennisti si vestivano di bianco, in quanto veniva visto come simbolo appunto di nobiltà ed eleganza. La storia narra che queste persone erano le uniche che si potevano permettere di lavarsi i vestiti, rimanendo quindi sempre candidi.

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Fino al 1930, gli atleti scendevano in campo esibendo abiti eleganti e per nulla sportivi. Gli uomini indossavano giacca, pantaloni bianchi e cravatta, le donne gonna lunga, rouche, coulisson e cappello. Con il passare degli anni, la donna si libera del busto e scorcia le gonne. Dagli anni cinquanta, Lea Pericoli contribuì alla diffusione del tennis femminile italiano vestita con divertenti gonne corte, che volteggiavano ad ogni rovescio. Per quanto riguarda l’abbigliamento maschile, il merito dei cambiamenti va a famosi tennisti come René Lacoste, Fred Perry e Sergio Tacchini.

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Proprio Renè Lacoste, vincitore due volte del torneo di Wimbledon e soprannominato il coccodrillo dai suoi tifosi, fu il primo a scendere in campo con una polo bianca a mezze maniche e dei pantaloncini, dando così una svolta un po più sportiva all’abbigliamento maschile.

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Al giorno d’oggi la tradizione è diventata appunto regola del torneo, dove viene imposto che almeno l’80% dell’abbigliamento deve essere di colore bianco, è visto come un modo per mantenere il prestigio del torneo e per distinguersi da tutti gli altri Grande Slam, nella perfetta tradizione britannica.

Unica eccezione alla regola è stata fatta nel 2012, durante lo svolgimento della XXX Olimpiade, dove è stato permesso agli atleti di scendere in campo con qualsiasi colore, nonostante si trovavano a giocare nel tempio del tennis.

Giovanni Davide Pontrelli