I Bidoni del Calcio, Juan Esnaider

Il guappo dal ciuffo impomatato che infranse poche difese ma molti cuori

 

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Definito l’Antonio Banderas dei campi di calcio, Juan Esnaider approda in Italia con la fama di sciupafemmine più che di grande goleador. Correva l’anno 1998 quando la Juve si trovò ad affrontare uno dei momenti più brutti per i suoi tifosi: il grave infortunio di Del Piero a Udine lasciò i bianconeri orfani del proprio capitano e di un realizzatore fondamentale per lo scacchiere di Marcello Lippi. Nel mercato di gennaio, il Dg Moggi si prodigò alla ricerca di un degno sostituto dello sfortunato Pinturicchio. Subito la scelta ricadde su Hakan Sukur, attaccante in forza al Galatasaray con un passato poco glorioso (in tutti i sensi) con la maglia granata dei cugini del Torino. Il turco tuttavia pretendeva troppi soldi, così si ripiegò su tale Juan Eduardo Esnaider.

All’epoca il bello dai piedi di piombo e dal carattere impossibile, un tempo grandissima promessa del calcio sudamericano. A tal punto che, all’età di soli 19 anni, il Real Madrid lo portò in Europa, strappandolo alla madrepatria. E pentendosene amaramente, dal momento che il ragazzo, pur dotato tecnicamente, non faceva che segnalarsi per il carattere fumantino e gli eccessi fuori dal campo da gioco. Certo, se fossero stati più accorti, avrebbero saputo che appena un anno prima, durante un Argentina-Portogallo al mondiale under 20, diede sfoggio di tutte le sue capacità…da pugile. Gancio destro all’arbitro e 6 mesi di squalifica.

Dopo due anni come portaborracce ufficiale delle Merengues, Esnaider si ricorda di essere ancora un calciatore e sfodera la migliore stagione della carriera al Saragozza, togliendosi la soddisfazione di vincere la Coppa del Re nel 1993-1994 e la Coppa delle Coppe l’anno successivo, segnando un gol in finale e divenendo il miglior marcatore del torneo. Il Real Madrid decide così di riprenderselo ma Esnaider, assodato come da portaborracce alle Merengues si viva felici e sereni, ricomincia con entusiasmo a fare il suo vecchio ruolo per poi finire all’Atletico Madrid e  successivamente all’ Espanyol. Anche nella seconda squadra di Barcellona si fa notare fuori dal campo, venendo alle mani con il compagno di squadra Miguel Angel Benitez, reo di averlo criticato davanti ai compagni.

Visti  e soppesati, dunque, i trascorsi appena riportati, non è poi così chiaro perchè la Juventus punti su di lui. Ma la scienza del bidone è affascinante proprio per questo, e così, nel gennaio 1999, per Esnaider arriva l’occasione di una vita. Moggi chiama, e lui risponde, vestendosi così di bianconero, con tanto di scudetto sul petto. Una chiamata costata 12 miliardi delle vecchie lire solo per il cartellino, cui va aggiunto un ricco quadriennale per l’equivalente di 2,3 milioni di euro a stagione. Nelle volte in cui l’allora allenatore Ancelotti lo manda in campo, l’attaccante non fa nulla per ricambiare la fiducia, dimostrando una mobilità pari a quella di un armadio a due ante. I tifosi juventini non ne possono più, ed a nulla vale la mossa del tecnico di provare a dare un senso all’acquisto di Esnaider, riciclandolo come vice Zidane. Inutile dire quali siano stati i risultati.

Frequentò le passerelle delle sfilate e i salotti buoni di Milano, Torino e Madrid, si stese più nelle Jacuzzi delle belle dame che sul lettino del massaggiatore. Si sposò giovanissimo, a ventisei anni aveva già quattro figli ed almeno il doppio di amanti regolari. Arrivò alla Juve portando in dote il titolo di “giocatore più bello della Liga”. Curò molto i dettagli e diede sempre il profilo giusto alle telecamere: questo contribuì poco alle sue giocate, ben di più al suo conto in banca ed alla sua reputazione da bulletto dal rimorchio facile.

Dopo un breve ritorno al Saragozza giocherà per Porto e Murcia, prima di chiudere la carriera in patria, nel Newell’s Old Boys, anno di grazia 2005.

Dario Intorrella – Icampionidellosport