La strage di Le Mans

Nel mondo sportivo si parla e si ricorda sempre la strage dell’Heysel, direi giustamente, ma pochi giorni fa è passato inosservato un altro tragico anniversario, il disastro di Le Mans. Proprio l’11 giugno dell’anno 1955 , durante lo svolgimento della 24 ore di Le Mans è avvenuto il più grave incidente nel mondo automobilistico, con 83 vittime e 120 feriti.

A quei tempi la maggior parte dei grandi piloti si dilettava anche con macchine da Granturismo e non c’era gara più importante della 24 ore di Le Mans per condurre simili auto. La competizione diventa il luogo di una sfida attesa da tempo fra la Jaguar britannica, l’italiana Ferrari e la tedesca Mercedes. Un vero odio sportivo.

La tragedia accade dopo poco più di due ore dall’inizio della gara, quando Hawthorn sulla sua Jaguar imbocca precipitosamente il rettilineo principale e si lancia nei box. Questa manovra prende di sorpresa Macklin, sulla sua più lenta Austin-Healy che viene così costretto ad un brutto scarto a sinistra. Nel frattempo la Mercedes di Pierre Levegh che sta sopraggiungendo si trova la strada sbarrata dalla Austin-Healey. La tampona alla velocità di 250 km/h. L’impatto è tale che l’auto prende il volo e si schianta contro la barriera di protezione che separa gli spalti dalla pista. Alcuni pezzi dell’auto, il cofano, l’asse anteriore delle ruote, e tanti altri, volarono sulla tribuna piombando violentemente sugli spettatori.

Nonostante l’accaduto la gara non fu interrotta. Secondo le dichiarazioni ufficiali degli organizzatori, la decisione fu presa per evitare che la gente, colta dal panico, lasciasse il circuito intasando le strade e ostacolando così l’arrivo delle ambulanze. Per onor di cronaca quell’anno la gara fu vinta proprio da Hawthorn, che da quel giorno si sentirà colpevole nonostante fu involontariamente responsabile.

La Svizzera da quel momento vietò per legge le gare automobilistiche sul suo territori, il divieto è in vigore ancora oggi, nonostante successivi tentativi di revisione della legge.

Giovanni Davide Pontrelli