Roma, chi è Rudi Garcia?

La dirigenza giallorossa ha deciso a New York: sarà lui a guidare la squadra nella prossima stagione.

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Rudi Garcia è il nuovo tecnico della Roma. Non possiamo dirlo ufficialmente perché il contratto non è ancora stato depositato in Lega, ma non ci sono più dubbi. Doveva essere Massimiliano Allegri. Ma anche Walter Mazzarri, Laurent Blanc e Marcelo Bielsa. Per un momento è aleggiata anche l’ipotesi Roberto Mancini, ma la suggestione è durata il tempo di un “mi piacerebbe”, “no forse è meglio di no, la piazza non la prenderebbe bene”. Già, la piazza. E’ questa la spada di Damocle che attenderà al varco il prossimo tecnico. Una piazza che attende da due anni un allenatore che sappia valorizzare una rosa che ha sempre reso al di sotto delle proprie capacità.

Ma cosa ha spinto Sabatini a scegliere il francese di Nemours? Innanzitutto la competenza. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Garcia ha iniziato la sua carriera fuori dal campo nel 1998 al Saint Etienne come preparatore atletico, ruolo che ha ricoperto per due anni prima di diventare il tattico della squadra, ossia colui che studia le strategie degli avversari. Da lì alla panchina il passo è stato breve. L’anno successivo diventa vice allenatore, e nel 2001 è lui a guidare la squadra. Nel 2002 lascia il Saint Etienne ed approda al Digione, dove apre un ciclo di cinque anni: riporta la squadra della Borgogna in Ligue 1 ed addirittura alla semifinale di Coppa di Francia del 2004. Dopo una parentesi a Le Mans nel 2007, si accasa a Lilla l’anno successivo ed apre un altro ciclo quinquennale, ben più glorioso del precedente: nella stagione 2010-11, Garcia ha portato a casa campionato, Coppa di Francia e il premio come miglior tecnico della Ligue 1. E il Lilla non è mai stato un club di prima fascia del torneo transalpino, tutt’altro. L’ultimo titolo nazionale, nonchè secondo della sua storia, risaliva agli anni Cinquanta. Roba da festeggiare per mesi.

L’allenatore di origini basche, oltre ad essere il terzo allenatore straniero della Roma targata USA, condivide con i suoi predecessori i dogmi del calcio offensivo, con tanta velocità, tanto pressing, e la voglia di fare la partita dominando l’avversario. Una linea che finora non ha necessariamente portato i suoi frutti. Va comunque riconosciuto che, a dispetto di Zeman e Luis Enrique, Garcia sia riuscito a vincere e convincere con il suo Lilla. Nel suo ciclo vincente al Lille, Rudi Garcia ha schierato la sua formazioni con due moduli di massima: 4-2-1-3 e 4-3-3. Variazioni sul tema, potremmo dire. I numeri contano relativamente, conta di più vedere come si scende in campo e mettere i giocatori in grado di rendere al massimo nei ruoli a loro più congeniali. In ogni caso possiamo dire sicuramente che questo allenatore predilige la difesa a quattro, con due esterni difensivi dai piedi buoni che devono essere capaci anche di spingere. L’ha fatto nel Lilla, e bene, Debuchy, nazionale francese, che poi è stato ceduto a gennaio agli inglesi del Newcastle. La vera chiave di tutto dovrebbe essere a centrocampo: uno o due centrocampisti difensivi a protezione della retroguardia?

Nel 4-2-1-3 Garcia, nel suo Lilla, ha spesso usato Balmont e Mavuba (o Pedretti o Gueye). Due giocatori più di quantità che di qualità. Davanti a loro dovrebbe essere invece utilizzato un centrocampista maggiormente dotato sul piano tecnico: nella Roma ad esempio questo modulo sarebbe perfetto per Pjanic. Nel 4-3-3 “classico” invece difficilmente ci sarebbe spazio per lui: spesso e volentieri Rudi Garcia ha utilizzato centrocampisti maggiormente votati alla difesa e all’inserimento. Lo dicono anche i numeri: i mediani hanno segnato con il contagocce. Meglio affidare tutto all’attacco. In campo Rudi Garcia punta ad avere sempre tre giocatori molto offensivi: un perno centrale e due attaccanti esterni , rapidi, capaci magari di saltare l’uomo e di mettere in mezzo palloni invitanti. Sow, Hazard e Gervinho sono stati un tridente delle meraviglie, segnando gol a grappoli, prima di trasferirsi in realtà ben più affermate.

Dunque verrebbe da dire bene, anzi, benissimo. Per il nuovo comandante della truppa giallorossa, tante qualità e un ruolino di marcia impeccabile.  Ma, in una piazza dove con due vittorie si parla di scudetto e con due sconfitte di stagione da Serie B, dove la pressione mediatica di radio, televisioni, siti internet e tam tam cittadino ha fatto invecchiare Luis Enrique di dieci anni e capitolare prima del previsto il glorioso ritorno di Zeman, tutto ciò sarà sufficiente per risollevare le sorti di una squadra che sembra aver smarrito l’entusiasmo e la convinzione dei propri mezzi? Pallotta e Sabatini ne sono convinti, ma come sempre sarà il campo a dare la sentenza definitiva.

Dario Intorrella