Milan e Allegri, ritorno al futuro

Editoriale sulla conferma di Max Allegri sulla panchina del Milan e sul 4-3-1-2: saranno la scelta giusta?

Massimiliano Allegri, allenatore del Milan

Massimiliano Allegri, allenatore del Milan

Lo dico subito. Non sono un “Allegriano”. Non lo ero la sera dello Scudetto all’Olimpico, non lo ero la sera del gol fantasma di Muntari e non lo sono neanche ora che il Milan si è qualificato per la Champions. E, probabilmente, non lo sarò neanche il prossimo anno.

Certo, se le alternative per il Milan sono Seedorf o Van Basten ben venga Max Allegri che almeno di mestiere fa l’allenatore.

Non vi tedio con i motivi che mi spingono ad andare come un salmone contro corrente dopo che Allegri ha conquistato la qualificazione alla Champions nell’anno della rifondazione, diciamo che credo che l’arrivo di Balotelli a Gennaio abbia contribuito in maniera decisiva, così come qualche fischio di troppo delle terne arbitrali. E in pochi ricordano mesi di prove di 4-3-1-2, 4-2-3-1, 3-5-2, 4-3-3, poi di nuovo 4-3-1-2 come fossimo alla playstation. E nel frattempo il Milan precipitava.

Certo, se mi dite che sono andati via Thiago Silva, Ibra e i senatori e Allegri ha portato la squadra in Champions posso solo levarmi il cappello, ma credo possa essere un discorso riduttivo.

Detto tutto ciò Allegri sarà ancora l’allenatore del Milan nella prossima stagione, difeso a spada tratta da Galliani e sopravvissuto all’incontro decisivo col Presidente Berlusconi che ha dato il suo benestare alla conferma del tecnico livornese.

Ciò che è emerso nel post-summit è la volontà (di chi non si è capito bene) di far tornare il Milan al vecchio e caro 4-3-1-2 di Ancelottiana memoria. Modulo che lo scorso anno ha portato i rossoneri per parecchio tempo nella parte destra della classifica, non perché il modulo stesso non possa funzionare su un campo di calcio, ma per una mera questione di adattabilità degli uomini a disposizione di Allegri.

 Il 4-3-1-2 è un modulo che si caratterizza per la presenza di un trequartista classico che si muove tra le linee, costruisce gioco e, se del caso, lo finalizza. Ci tornerò. Gli esterni di difesa devono, e sottolineo devono, essere di qualità molto elevata in quanto gli unici a poter costruire gioco sugli esterni e “sfogo” naturale di un gioco che passa per i 4 giocatori di centrocampo. Tornerò anche qua. Gli esterni di attacco in questo modulo non sono previsti.

Nell’ordine:

       il Milan non ha un trequartista in rosa

–        gli esterni di difesa del Milan sono i soli Abate e De Sciglio

–        El Sharaawy è un esterno d’attacco.

Tutto questo contorto ragionamento si riflette nella realtà aprendo il giornale una mattina di Giugno e leggendo che il Milan stia cercando uno come Pastore (trequartista perfetto nel 4312), stia parlando col City per scambiare El Shaarawy con Tevez (altro giocatore perfetto per il 4312) e, credo, a breve comincerà a cercare almeno un terzino sinistro di ruolo.

La frase che è stato l’acquisto di Saponara a far cambiare idea sul modulo non penso meriti commenti ulteriori.

La perplessità che emerge da questo ragionamento è la necessità di cambiare una struttura che lo scorso anno ha funzionato bene da Gennaio in poi, convincendo anche un non-Allegriano a dover cambiare idea sulla bontà generale dell’annata rossonera.

Perché tenere Allegri e cambiare modulo? Perché cambiare modulo e di conseguenza uomini, mettendo sul mercato un gioiello come El Shaarawy?

La conferma di Allegri avrebbe dovuto dare una continuità alla seconda parte di annata rossonera. Per quanto in colpevole ritardo il mister aveva trovato la quadratura del cerchio, esaltando con il 4-3-3 le caratteristiche di gente come El Shaarawy, Montolivo, Flamini e Balotelli.

Sarebbero bastati pochi ritocchi, un terzino sinistro e un esterno destro d’attacco, per completare un lungo processo che aveva portato il Milan a ritrovare un’identità precisa.

E invece si ricomincia da capo, si ricomincia dal trequartista, si ricomincia con “mister x”. Si ricomincia cambiando ciò che funzionava. E oltre a fare il nostalgico ricordando che “squadra che vince non si cambia” pongo un quesito.

Cosa succederà se le prime partite della nuova stagione andassero male? Allegri verrà difeso ancora come in questa stagione? Berlusconi si piegherà ancora al volere di Galliani? Forse, se si voleva cambiare giocatori e modo di giocare, bisognava cambiare tutto subito. Allenatore compreso.

Ma il tempo è galantuomo e chissà che quella vecchia volpe di Galliani non riesca ancora una volta a zittire tutti, compreso uno che, comunque vada, non sarà mai un “Allegriano”…

Emanuele Sica