NBA, AL VIA LE FINALS!

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NBA-Finals

Sarà l’American Airlines Arena di Miami il teatro del primo atto della finale NBA. A contendersi il titolo saranno Heat e Spurs. Serie al meglio delle 7 partite e fattore campo a favore della squadra meglio classificata, Miami.

La serie che decreterà i campioni NBA 2013 vedrà da un lato la discontinua dinastia Spurs, 3 titoli in 10 anni, old school basketball con ruoli definiti, buoni fondamentali e pochi tatuaggi, dall’altro la nascente dinastia Heat, 3 finali in 3 anni, quintetti atipici, la point forward e lo small ball (per la voce “tatuaggi”: rivolgersi ad un certo Birdman…).

Gli Spurs sono stati la seconda migliore squadra ad Ovest nella Regular Season subito dietro agli Oklahoma City Thunder, ma durante i Playoff hanno decisamente cambiato marcia, perdendo solamente due partite contro Golden State e rifilando due sonori 4-0 a Lakers e Grizzlies. Gli Heat, dal canto loro, sono stati i dominatori assoluti della Regular Season, sfiorando il record di vittorie stagionali dei Bulls di Jordan e chiudendo con uno straordinario record di 66 vittorie e 16 sconfitte, per poi patire più del previsto nella Finale di Conference contro Indiana, dove sono riusciti a spuntarla a gara 7.

In questa battaglia tra nuova e vecchia concezione di pallacanestro, proviamo ad analizzare le due squadre per capire quali potrebbero essere gli ipotetici scenari in campo.

L'inesauribile trio di San Antonio

L’inesauribile trio di San Antonio

Gli Spurs sono la squadra che ha segnato di più su assist e con il miglior rapporto assist/palle perse, evidenziando come sia una squadra che ha grande cura della sfera pur condividendola molto, mettendo a dura prova non solo la tenuta atletica, ma anche mentale della difesa avversaria. Duncan predica un basket antico, senza età, senza sbavature e senza limiti di posizioni in campo: non solo è temibile in post basso, ma quando gioca “point center” fronte a canestro, innescando i compagni, è un’arma tattica libidinosa per gli occhi.

D’altro canto, potrebbero soffrire tremendamente lo small ball degli Heat, trovandosi costretti a giocare con Leonard da 4 per marcare Lebron, con Duncan unico sorvegliante del pitturato: Tim è ancora un signor difensore sull’uomo, ma in aiuto, l’atletismo modesto non lo pone fra i più fulminei nel lasciare l’uomo, né nel salire verticalmente a disturbare tiri, e considerando inoltre la capacità di penetrare e scaricare di Wade e James, questo potrebbe garantire tiri incontestati a Bosh ed Haslem.

Spetterà a Parker e Ginobili il compito di minacciare continuamente la difesa di Miami: Parker, imprescindibile per le trame offensive, potrebbe soffrire l’atletismo e la profondità della difesa Heat, che gli opporrà in marcatura sia Chalmers che Cole, due buoni difensori che potranno alternarsi su di lui senza estenuarsi troppo, non essendo pietre angolari dell’offensiva Heat. Il franco-belga, già MVP delle Finals 2007 e maturato in una delle point guard più forti del mondo, ha disputato fin qui dei playoff entusiasmanti e il duello con la coppia di playmaker della Florida sarà cruciale per l’esito della serie. Ci si aspetta qualcosa di più da Manu Ginobili, che ha fin qui segnato canestri decisivi è vero, ma tirando con il 38% dal campo ed il 32% da tre. Sicuramente garantisce maggior ball handling e visione di gioco rispetto al collega Green, ma difendere sugli attacchi di Wade o seguire Allen sui blocchi, sarà impresa non poco ardua per l’argentino. Va anche ricordato che l’ex Virtus è famoso per esaltarsi nelle partite decisive, e questo è sicuramente un fattore da tenere in considerazione.

Il nuovo che avanza...

Il nuovo che avanza…

Miami è seconda per tentativi dall’angolo da tre, soprattutto grazie agli scarichi di James; se i tiratori scaldano la mano, la difesa dovrà aprirsi per coprire bene fino alle linee laterali. Il solo Bosh ha realizzato 15/31 da tre in 16 gare di Playoffs: in un quintetto con lui da centro, Duncan (o Splitter) dovrebbe seguirlo sino al perimetro sguarnendo il pitturato a favore degli straordinari penetratori in maglia Heat. In fase difensiva, “Birdman” si sta rivelando un fattore che una volta in attacco non spreca nulla; potrebbe alternarsi con Bosh e Haslem su Duncan, mantenendo il temibile small ball degli Heat e costringendo il caraibico ad affrontare da solo la rotazione di tre difensori più freschi di lui, un po’ come capiterebbe a Parker contro Chalmers e Cole.

La difesa di San Antonio potrebbe adottare la strategia di stare alla larga da Wade sfidandolo a tirare, visto che è 1/4 da tre in 16 gare di Playoff ed in Regular Season ha tentato solo una tripla a partita con quasi il 26% di realizzazione, aumentando così la possibilità di aiutare dentro su James e Bosh.

Lebron  James ha viaggiato a 38 minuti di media in stagione regolare, ben 41 in post-season e l’ultima serie è stata molto dispendiosa per lui; se non è davvero un alieno, potrebbe dare segnali di stanchezza al tiro fatali per l’attacco Heat. E’ per questo che avrà bisogno di un aiuto in più da parte di tutti: i punti a partita di Wade (14) e Bosh (12) sono sinora risultati poco incisivi sul totale, almeno rispetto alle aspettative, Allen ha tirato col 39% dal campo, Battier col 23% e miller non ha mai superato gli 8 minuti di media a partita. Per battere la corazzata Spurs non si può sperare che Cole continui a tirare con il 54% dal campo ed il 57% da 3…

In attesa della palla a due, la Redazione de “Icampionidellosport” augura Buone Finals a tutti!

Dario Intorrella