Tecnologia, si o no?

Nel 2013 la tecnologia ha invaso il mondo dello sport, un bene o un male?

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Lo scorso lunedì Sergyi Stakhovsky ha sfatato a Parigi uno degli ultimi tabù nello sport: l’utilizzo di un iphone in campo durante un match di tennis del Roland Garros. Il tennista ucraino ha più che altro voluto mandare un messaggio chiaro all’organizzazione parigina che ancora non vuole usufruire dell’occhio di falco. Durante la sfida contro l’idolo di casa Richard Gasquet, Stakhovky ha protestato per una decisione del giudice di linea nel corso del primo set. Non contento della decisione arbitrale, Stakhovsky ha preso il telefonino e ha fotografato il punto ‘incriminato’.

Una foto che ha deciso poi di pubblicare su Twitter, lasciando la sentenza sul fatto se la palla fosse o meno fuori ai suoi followers. Un segnale inviato anche agli organizzatori del torneo per proporre l’occhio di falco (il sistema elettronico di moviola che riproduce la traiettoria della palla e il percorso che essa ha seguito) anche nei tornei ATP giocati sulla terra rossa.

“E’ stato un momento divertente, anche se un po’ strano – ha commentato a fine gara Gasquet – Lui era convintissimo, io però non so dove sia finita veramente la pallina. Stakhovsky è un ragazzo simpatico, un po’ strano ma divertente. Se questo può incoraggiare gli organizzatori a introdurre l’occhio di falco anche sulla terra, ben venga”.

Si può prendere da esempio questo episodio per capire come la tecnologia sia entrata al giorno d’oggi prepotentemente nel mondo dello sport e come questo “aiuto” venga sempre più richiesto da tifosi, atleti, allenatori e società.

Di certo non si può dire che l’introduzione della tecnologia non abbia migliorato la qualità di certi sport. Eliminando o quantomeno riducendo l’errore umano, discipline sportive come rugby, basket e tennis hanno beneficiato di tale introduzione, ma questo è niente se confrontato all’uso che se ne fa negli sport più pericolosi, dove la massiccia introduzione della tecnologia ha portato a ridurre ai minimi termini i rischi di infortuni e incidenti mortali. Quindi ben vengano i progressi nella fabbricazione di caschi, tute ignifughe e sedili dei piloti nel mondo dei motori, ma proprio in queste competizioni la tecnologia ha portato non solo cambiamenti positivi.

Cerchiamo di analizzare quindi la controversia tra i benefici che l’introduzione della tecnologia ha portato nel mondo dello sport e gli svantaggi che essa ha creato dal punto di vista tecnico, appiattendo le differenze tra i vari atleti e rendendo il puro talento insufficiente per primeggiare in una competizione.

Alcuni sostengono che l’evoluzione degli strumenti tecnologici serva per rendere più spettacolare lo sport, migliorandolo in ogni sua forma, dai metodi di allenamento, all’equipaggiamento più comodo ed efficiente da usare, per monitorare e garantire sicurezza agli atleti in caso di incidenti.

Altri, criticano l’utilizzo della tecnologia perchè lo sviluppo esasperato dei nuovi materiali fa si che la tecnologia stessa finisca con il manipolare il concetto di sport. Questa schiera di persone cercano di difendere le figure umane che praticano sport.

Migliorare se stessi, correre più veloci, colpire più forte, arrivare prima dell’avversario, sono questi i traguardi di uno sportivo. Talento, spirito di sacrificio, determinazione, abnegazione, tutte doti che trasformano l’atleta nel vero Campione.

Solo cosi si può arrivare a battere record o a scrivere pagine indelebili che restano nella storia. Chi non ricorda la fotografia di Coppi e Bartali, che con le loro biciclette salivano i tornanti del Col du Galibier e con la fatica che gli si leggeva in faccia si passavano la Borraccia? Nel ciclismo di oggi, invece, vediamo i corridori su biciclette ultraleggere in fibra di carbonio con abbigliamento ultra-tecnologico. Oggi più che mai la tecnologia si mette al servizio dello sport, in tutte le sue forme, con materiali e innovazioni che migliorano le performance e contribuiscono in maniera determinante a superare i limiti del corpo umano.

Chi al giorno d’oggi metterebbe la mano sul fuoco dicendo che Vettel sia meglio di Alonso o che il giovane Màrquez abbia più talento di Valentino Rossi. Nessuno, proprio perchè in questi sport la tecnologia è troppo invadente, con volanti/manubri che sembrano navicelle spaziali dal costo di migliaia di dollari, con dei pulsanti che permettono alla macchina o alla moto di accelerare di colpo, in stile Fast and Furious.

La presenza massiccia delle nuove tecnologie nell’universo sportivo rischia proprio di minare alle fondamenta il fascino del gesto atletico e dello sforzo agonistico. Il dominio della tecnologia è talmente decisivo in alcuni sport che si è parlato persino di “doping tecnologico”.

Per concludere, si deve cercare di mantenere la tecnologia nello sport, purché questa non vada a ledere in maniera decisiva il vero valore del Campione.

Vogliamo continuare ad ammirare la supremazia di un atleta sull’altro, solo grazie alle sue gesta, al suo estro, al suo colpo di genio.

QUESTO E’ IL CAMPIONE

Icampionidellosport – Giovanni Davide Pontrelli