giugno 03

I Bidoni del Calcio, Gheddafi, il fantasista delle piramidi

Imprenditore, ingegnere, produttore televisivo. A tempo perso calciatore.

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Al Saadi Gheddafi nasce il 25 maggio del 1973 ed è il terzogenito dell’ ex capo di Stato libico Mu’ammar Gheddafi.

E’ il classico figlio di dittatore. Tanto petrolio significa tanto potere e tanti soldi, il giovane rampollo con la passione del calcio non ci mette molto a mettere le cose in chiaro. Diventa presidente dell’ Al-Ittihad, uno dei due principali club libici, fa radere al suolo lo stadio e la sede del rivale, viene eletto presidente della federazione calcistica del suo paese e capitano della nazionale. Un bel giorno decise di assumere Diego Armando Maradona e Ben Johnson come allenatore privato e preparatore atletico facendosi scucire la bellezza di 5 milioni, ma il nostro poteva permetterselo: il suo portafogli pesava venticinquemila milioni di euro.

Su Al Saadi sono tanti gli aneddoti che si potrebbero raccontare. Dal mostruoso suv parcheggiato per cinque anni nel piazzale di un prestigioso hotel di Rapallo con relativo conto di 320.000 euro, all’intenzione di corteggiare Nicole Kidman piuttosto che all’idea di creare un’ Hong Kong libica nel deserto.

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Ma siamo qui per parlare di bidoni, la nostra storia riparte dal 2003. Durante la sessione estiva di calciomercato il vulcanico presidente Gaucci, dopo aver tentato invano di tesserare la calciatrice tedesca Birgit Prinz, decide che il “talento” libico è  l’uomo giusto per il suo Perugia. Purtroppo non sapremo mai quale fu la reazione di Serse Cosmi alla conclusione dell’affare.

Nonostante gli evidenti limiti (chiaramente fisici e tecnici) Gheddafi riesce a scendere in campo per una manciata di minuti nella partita casalinga contro la Juventus, di cui guarda caso è socio azionista. Ma Al Saadi non è certo tipo da rimanere tranquillo, e così nonostante il cammeo in campo riesce anche a beccarsi una squalifica di 3 mesi per doping. Nandrolone, per gonfiare i muscoli ed aumentare la resistenza.

Ma l’avventura italiana del figlio del Ra’is non termina qui: nel 2005 passa all’Udinese, dove colleziona altri dieci minuti di impiego, mentre l’anno successivo si trasferisce alla Sampdoria. Purtroppo i tifosi blucerchiati non poterono mai assistere alle “prodezze” del fantasista dal sangue blu.

L’eclettico Al Saadi riuscì a costruirsi la carriera a suo piacimento, questo è innegabile. Ma va ricordato il compianto Franco Scoglio, allenatore della Libia nel 2002, che a precisa domanda sull’esclusione del numero 10 rispose: “Non amo subire ricatti da parte di nessuno”.

Dario Intorrella