giugno 03

“E chi sei Alberto Tomba?”

Quando scendeva lui l’Italia si fermava, poco meno di due minuti di sospiri che mai come  prima accompagnavano il mondo dello Sci. Era lui, era la leggenda degli sport invernali, non uno di quei finti italiani con nomi impronunciabili, semplicemente bolognese, semplicemente Alberto Tomba.

ALBERTO TOMBA ITA

Di Francesco Cianfarani

Quanti di voi possono dire di non aver mai detto simpaticamente a qualche compagno di sciate: “E chi sei, Alberto Tomba?”. Uno sfottò tra amici, un eufemismo tra estranei alla seconda pista insieme, un padre che incita il figlio, magari aggiungendo “La Bomba”.

Tomba la Bomba, un carabiniere dal carattere estroverso, con 50 vittorie in Coppa del mondo, 5 medaglie olimpiche e 4 mondiali.

L’annata vincente è il 1966, “la grotta” è a Castel de’ Britti, vicino Bologna. Già, non Trentino nè Val d’Aosta, ma Emilia Romagna. Gli sci ai piedi già a 4 anni e un amico di famiglia istruttore di sci. Un talento innato captato dall’amico-maestro Roberto Siorpaes, che a soli 18 anni lo vece partecipare al Parallelo di Natale, una gara in simultanea organizzata a Milano sulla collina di San Siro. Lì Alberto Tomba, sorprendendo tutti, batte tutti i colleghi della squadra maggiore. “Un azzurro della B beffa i grandi del parallelo” titolerà la Gazzetta il giorno dopo.

La famosissima Gran Risa, posto preferito da Tomba, è il battesimo su un podio mondiale, a cinque giorni dal suo ventesimo compleanno. L’anno dopo, ancora in Italia, stavolta sul Sestriere, lo sciatore emiliano vince sia lo slalom che il gigante, quest’ultimo davanti al suo idolo Ingemar Stenmark. Il periodo di grazia continua e all’Olimpiade di Calgary del 1988 conquista due medaglie d’oro, con la doppietta gigante e slalom speciale. Sono anni di gloria per Tomba e per lo sci italiano, le domeniche in qui gareggia il bolognese sono più seguite del calcio e l’idolo venuto dall’Appennino diventa una passione nazionale.

La troppa fama forse intacca la stabilità dello sportivo, e dopo le grandi stagioni degli ultimi anni ’80 il campione di Castel de’ Britti non riesce a ripetersi.

Il grande ritorno da protagonista di Tomba inizia nel 1990. L’aggressività e al grinta del carabiniere bolognese tornano ad esaltare le case di milioni di italiani, anche quelli che non hanno mai messo uno scarpone al piede. Tra il 1990 e il 1993 arriva davanti a tutti in ben 20 prove del mondiale. Anche ai Giochi Olimpici Alberto torna al vertice, un oro e un argento ad Albertville nel 1992 e un argento in Norvegia nel 1994.

Ma Alberto Tomba lo sa che per ambire alla leggenda bisogna aggiungere l’ultima vittoria, conquistare la Coppa del Mondo Generale, quella coppa che Gustav Thoni aveva vinto venti anni prima. Tomba vince tutte le discese di quella stagione, eccetto le gare in Giappone, è lui il campione, il più forte di tutti.

L’ultima vittoria nell’ultima gara di questo sportivo infinito arriva nella prova mondiale del 1998 a Crans-Montana; a 32 anni Tomba batte i giovani norvegesi Buraas e Jagge, che a fine gara lo portano in trionfo alzandolo sulle spalle, è un giorno speciale. L’addio alle gare di Alberto Tomba,  una leggenda che con la sua grinta e la sua fame di paletti ha fatto bene al suo sport. Mai come nel periodo di Alberto Tomba lo sci è stato così seguito e amato dalla gente.