giugno 02

Sir Gianfranco Zola, la scatola magica

Si può nascere in un paesino sardo di 7 mila abitanti in provincia di Nuoro ed arrivare a riscrivere la storia del calcio inglese? Non lo so, ma Gianfranco Zola ce l’ha fatta, lasciando alla patria del Football un ricordo indelebile della sua classe infinita, grazie alla quale fece esultare i tifosi del Chelsea per ben 59 volte. Lo amavano, per il suo talento altruista e per il suo carattere morbido e sportivo, lo chiamavano Magic Box, 168 centimetri di pura leggenda.

Gianfranco Zola

Gianfranco Zola

Di Francesco Cianfarani

La Sardegna, la patria di Gianfranco Zola, ha rappresentato nella sua carriera il punto di partenza  e il punto d’arrivo, Zola nasce e finisce nella sua isola. Inizia nel 1984 a 18 anni nella squadra della sua provincia, la Nuorese, per poi passare al più importante Torres, dove inizia a nascere il suo talento. Finisce al Cagliari, approdando definitivamente tra le leggende italiane riportando la squadra rossoblù in Serie A.

A scoprirlo, quel talento, fu Luciano Moggi. Il discusso dirigente sportivo all’epoca era al Napoli, proprio con il Napoli Zola conobbe la Serie A e fece conoscere a tutti di che pasta era fatto. Erano gli anni di Maradona, del grande Napoli dello scudetto, alla causa del quale Magic Box contribuì con 21 presenze e due reti. Maradona se ne andò a Siviglia e Zola si caricò una responsabilità sulle spalle, proprio sulle spalle si mise la maglia numero 10, appena salutata dal campione argentino. Con quella maglia fece tre ottime stagioni al Napoli con 32 reti e innumerevoli assist.

I partenopei lo amavano, ma il rapporto si interruppe bruscamente con la sua cessione al Parma per i problemi finanziari del club di Ferlaino. I napoletani lo videro come tradimento, ma Zola non era il tipo che si teneva per se i buoni sentimenti che aveva, ci tenne a motivare il suo addio, spiegando che era dettato dalle scelte della società.

Al Parma, senza il peso della memoria di Maradona e della situazione economica del Napoli, Zola si affermò definitivamente al livello internazionale e iniziò ad avere estimatori in tutto il mondo. Le sue magie portarono la squadra emiliana a conquistare la Supercoppa Europea e la Coppa Uefa, e ad andare molto vicino allo scudetto. Tutti gli appassionati di calcio hanno nella memoria degli occhi le prodezze che catapultarono Zola al centro dell’attenzione calcistica mondiale, in quel periodo il campione sardo correva ad una media di un gol ogni due partite.

La grande esplosione di Zola negli anni del Parma lo fece diventare un oggetto prelibato per il mercato europeo. Tra le pretendenti alla corte del Parma prevalse il Chelsea, e Zola accettò, inaugurando con la sua scelta un’epoca di migrazioni calcistiche italiane. Come lui partiranno per la sponda di lusso del calcio di Londra sia Vialli che Di Matteo, e infine Casiraghi.

Sono anni indimenticabili per i tifosi dei Blues, che imparano a conoscere e ad amare l’Italia anche attraverso i campioni importati. Ma è soprattutto Gianfranco Zola a rimanere nei cuori dei supporters d’oltremanica: facendo innamorare non solo i londinesi ma tutta l’Inghilterra, Magic Box, come venne appunto chiamato in Gran Bretagna, riuscì ad attirare verso di lui un affetto e una stima che nessuno ha mai raggiunto negli anni a venire.

I 12,5 miliardi che investe il Chelsea per Zola vengono ripagati da subito. Nel primo anno il nuovo numero 25 dei blues viene eletto miglior giocatore della Premier League e la squadra conquista la Coppa d’Inghilterra. La stagione dopo il Chelsea di Zola vince la Coppa di Lega, la Supercoppa Europe e la Coppa delle Coppe. Proprio in quest’ultima finale Zola vive il suo momento più alto di calcio. Magic Box, non schierato titolare, entra al 70′ minuto e impiega solo 20 secondi a segnare il gol decisivo che porterà nella bacheca del Chelsea uno dei trofei più importanti.

Dopo sette stagioni da profeta non in patria Zola torna nella sua Sardegna. Dopo aver conquistato l’Inghilterra, Magic Box fa una scelta di cuore e va al Cagliari. Con lui la squadra sarda ottiene subito la promozione in Serie A, e si comporta bene nel campionato nella massima categoria. Zola saluta tutti con una doppietta, nella sua ultima partita contro la Juventus il 29 maggio del 2005. Quel giorno viene anche premiato con il Pallone d’Argento come giocatore più corretto del campionato.

Zola lascia il calcio dopo aver trasmesso una qualcosa di speciale in ogni tifoso delle squadre in cui ha militato. Un ricordo forte di un campione che ha sempre saputo farsi amare, con la sua classe innata e il suo grande spessore sportivo e umano. Zola è sempre stato il campione di tutti, amato da tutti e odiato da nessuno. Nonostante le sue prestazioni altalenanti in nazionale, con l’espulsione ai Mondiali 1994 e il rigore fallito all’Europeo di due anni dopo, Zola è rimasto un punto di riferimento per l’idea di bel calcio italiano, sia dal punto di vista del gioco che da quello del comportamento.

Continuerà a masticare calcio Gianfranco Zola, sempre in Inghilterra ma stavolta sulle panchine, prima del West Ham e poi alla guida del Watford di Giampaolo Pozzo. Continuando a trasmettere il suo enorme bagaglio umano e sportivo.