maggio 31

Carl Lewis, il figlio del vento

Frederick Carlton “Carl” Lewis, uno degli atleti più completi di tutti i tempi, fenomenale nello scatto, imbattibile nel salto. La disciplina del salto in lungo è stata letteralmente dominata da Lewis per quattro olimpiadi, anche nell’ultima ad Atlanta. Quando tutti lo davano per finito, a 35 anni, l’americano mise in fila tutti i giovani saltatori dell’epoca ed entrò di diritto nella leggenda con il quarto oro consecutivo in una disciplina individuale.

Carl Lewis of the USA flies through the air during

Di Francesco Cianfarani

La leggenda vuole che Carl Lewis, mentre i genitori, entrambi atleti, si allenavano, venisse lasciato a giocare nella fossa di sabbia del salto in lungo. Quando hai una genetica e un’infanzia del genere ci vuole poco a capire che sarai un predestinato. Vincere 1o medaglie in quattro olimpiadi diverse e altre 10 mondiali  vuol dire andare ben oltre un predestinato e diventare quello che i giornali dell’epoca chiamavano Il figlio del vento.

Non fu il vento a far nascere il più grande lunghista di tutti tempi, i due fortunati atleti di Birmingham, che lo concepirono videro arrivare il piccolo Carl nel 1961. Il suo talento si vede già dalle prime uscite, più nel salto in lungo che nello sprint, per via delle sue lunghe gambe che non gli permettono di scattare come gli altri nei 100 metri. Solo la politica gli impedisce di partecipare ai giochi di Mosca del 1980, il boicottaggio americano alle Olimpiadi russe non permette a Lewis di usufruire della convocazione nella squadra olimpica a soli 19 anni.

Il mondo ha dovuto aspettare a conoscere Carl Lewis fino al 1983, i Mondiali di Helsinki sono il panorama dove si vede brillare per la prima volta la stella del Figlio del vento con tre ori, nei 100 metri, nel salto in lungo e nella staffetta 4×100. Concede il bis, e che bis, Lewis alle Olimpiadi dell’anno dopo a Los Angeles, nella sua America, con ben quattro ori, aggiungendo alle discipline dominate ad Helsinki i 200 metri. Avete presente Usain Bolt? Ecco, negli anni Ottanta Carl Lewis regnava come lui, solo che in più spadroneggiava anche nel salto in lungo.

Oltre ad essere un campione leggendario, Carl Lewis è stato un simbolo della lotta contro il doping. Dopo le Olimpiadi  del 1984 sembra aver perso il primato nei 100 metri per merito del canadese Ben Johnson. Il corridore però fu trovato positivo ad un test antidoping e, avendo ammesso l’uso di sostanze proibite anche negli anni passati. Per questo Lewis ottenne quello che gli spettava di diritto, l’oro ai Mondiali di Roma e quello ai giochi olimpici di Seul. Tutto questo mentre aveva già vinto in queste competizioni gli ori nel Salto in Lungo e nella staffetta 4×100.

Cambia posto e anno, Barcellona 1992, ma non cambia il risultato. Carl Lewis ancora sul podio più alto del salto in lungo. In quei Giochi però non gli riuscì di vincere nelle gare di velocità, non arrivando clamorosamente neanche alle finali.

Il figlio del vento non vincerà mai più le gare di velocità, finirà la sua lunga ed epica carriera con un ultimo, strameritato oro nel salto in lungo. Ancora nella sua specialità, ancora nella sua America. Otto metri e cinquanta che gli valgono il quarto metallo più pregiato in quattro Olimpiadi consecutive, l’unico a riuscirci in discipline individuali insieme alle leggende Oerter e Elvstrom, guadagnandosi per sempre l’Olimpo dello sport.